Basilea 3? No grazie

Giovanni Carosio, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, è intervenuto all’assemblea della Federconfidi di Roma e ha parlato di Basilea 3 e del finanziamento alle piccole imprese.

Gli accordi di Basilea sono linee guida in materia di requisiti patrimoniali delle banche, redatte dal comitato di Basilea, costituito dagli enti regolatori del G10 allo scopo di perseguire la stabilità finanziaria. Il comitato, pur non avendo capacità regolamentare, riesce a conferire efficacia all’attività svolta, in quanto i paesi, che vi aderiscono, sono implicitamente vincolati.

Basilea 1 è del 1988, Basile 2 del 2001.

Il dibattito, dice l’esponente di Bankitalia, sulle nuove regole prudenziali internazionali (Basilea 3) e sulla loro versione europea (CRD4), è intenso.Le critiche sono sull’eccessiva penalizzazione per i sistemi bancari, fortemente esposti su modelli di business legati al finanziamento dell’economia reale (modello italiano) rispetto ai modelli incentrati sulla finanza (banche d’affari USA).Il rischio è che una severa applicazione di questi standard di controllo e di sicurezza, si traduca in un minor sostegno all’economia reale, ed in particolare a quelle aziende, che hanno minori possibilità di accesso a forme di finanziamento alternative a quelle bancarie.

Le simulazione fatte dalle autorità internazionali (Quantitative Impact Study), hanno evidenziato che ci sarà un notevole beneficio inteso come stabilità del sistema. Per contro, ci sarà un forte impatto in termini di fabbisogno di capitale e liquidità.Del resto, solo nel primo quadrimestre 2011 le banche europee di maggiori dimensioni, hanno aumentato il capitale di oltre 60 miliardi di euro.

Più capitale, uguale più finanziamenti, uguale costo del funding più basso, conclude il manager della Banca d’Italia.

Facciamo una breve premessa prima del nostro punto di vista, per entrare nel funzionamento dell’attività bancaria e capire perché vengano fatti questi aumenti di capitale.

Le banche hanno un patrimonio di vigilanza, e degli indici misurano le riserve a disposizione degli istituti.

Per Basilea, il patrimonio delle banche può essere diviso in due classi (tier): una classe principale (Tier 1) composta dal capitale azionario e dalle riserve di bilancio da utili non distribuiti al netto delle imposte, e da una ‘classe supplementare’ composta da elementi aggiuntivi.

Il Core Tier 1 delle banche italiana, è tra il 7% e il 10% (dopo i recenti aumenti), con Mediobanca sopra l’11%.

Le banche europee ed americane, hanno dei Core Tier 1 tutti in doppia cifra, ma loro fanno finanza, mentre le banche italiane fanno, come business core, impieghi.I finanziamenti concessi fanno abbassare il Core Tier 1, è per questo che c’è stata la stretta del credito e gli aumenti di capitale di questi due anni.

Inutili, aggiungiamo noi, perché se si dovesse creare la fila dei risparmiatori allo sportello (come è successo alla Northern Rock nel settembre del 2007), qualunque banca dovrebbe chiudere.

Quindi, in questi anni di crisi, più che mettere dei limiti alla capacità di erogazione delle banche (e quindi al loro unico business consolidato dell’erogazione, rispetto al business degli azzardi finanziari delle banche americane e del nord europa) o costringerle ad aumenti di capitale rilevanti fino alla curva, pardon fino alla fila in banca di cui sopra, forse era meglio lasciarle lavorare.

La crisi è iniziata quando le banche hanno smesso di erogare, il resto è contorno.Intanto, mentre noi languiamo in attesa di una ripresa che non arriverà perché non ci sono soldi in circolo, le aziende quotate in borsa Italia e i BTP vengono shortati (venduti allo scoperto) da quel mondo della finanza anglosassone-americano, che ora tenta di farci fare la fine della Grecia.

Potremmo chiamarla la prima crisi finanziaria europea da… eccesso di regole.

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