Bankitalia, per favore, Amato no!

Nella lotta tra Saccomanni e Grilli per il posto di governatore alla Banca d’Italia, pare si stia inserendo Giuliano Amato. Sarebbe il segno che questo Paese, anziché progredire, va all’indietro. L’uomo sarà senz’altro abile, intelligente, un “dottore sottile” appunto, ma è ora di finirla con gli uomini per tutte le stagioni. Nessuno di noi pensa di mettere il cappotto in luglio o la maglietta in gennaio. In politica invece è così. Amato è proprio un vestito per tutte le stagioni: da consulente Cgil nemico di Craxi, a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio col medesimo e quando Bettino fuggì in esilio come ladro, inseguito dal lancio delle monetine, il suo braccio destro divenne Presidente del Consiglio. Berlusconi lo promosse a Presidente dell’antitrust e dopo la vittoria di Prodi nel ’96, di nuovo al governo addirittura come premier. Bravo sarà bravo, ma come fa ad andar bene con la destra e con la sinistra, con Craxi, Berlusconi, Prodi, D’Alema? Come fa ad attraversare il fuoco di tangentopoli senza scottarsi: misteri italiani o meglio, poteri italiani. Sempre i soliti. Se vogliamo salvare l’Italia, occorre girare pagina, questi hanno fatto il debito con Craxi, la patrimoniale nel ’92, la svalutazione della lira e sempre tra gli applausi. Però se il Paese è ridotto così, la colpa è soprattutto di chi, come Amato, è sempre stato al governo. Perciò è meglio per tutti che si goda la sua pensione da oltre trentamila euro al mese e lasci il posto ad altri.

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