Banche: debiti statali e bilanci.

L’Eurozona ha fatto numerosi sforzi quando ha affrontato il rischio di solvibilità dei paesi periferici. L’ultimo è stato il summit dei leader dell’Eurozona, il 21 luglio 2011, nel quale è stato approvato il salvataggio da centonove miliardi di euro della Grecia. Per la prima volta questo prevedeva la partecipazione dei prestatori privati. Ciò ha determinato, da parte di questi ultimi, delle svalutazioni che colpiscono gli utili ed evidenziano l’entità delle perdite che, in particolare le banche, hanno subito sul debito dei paesi periferici. A breve termine, l’impatto sugli utili può alimentare le vendite sui titoli delle banche ed accentuare la debolezza del mercato azionario, in particolare di quello italiano, dove gli istituti di credito pesano per quasi la metà. A lungo termine, tuttavia, lo storno dei debiti potrebbe essere un passo fondamentale per il recupero del settore finanziario europeo, con il risanamento dei bilanci delle banche stesse. Gli Istituti potrebbero avere la tentazione di ridurre il proprio portafoglio su tutto il debito dei paesi dell’Eurozona a rischio di contagio da parte della Grecia, non solo sul debito greco. In questa prospettiva, potrebbero vendere ora le obbligazioni rischiose, per limitare ulteriori perdite. Questo potrebbe spiegare parzialmente l’impennata dei rendimenti delle obbligazioni italiane e spagnole, in quanto le banche hanno deciso di vendere per limitare possibili ulteriori perdite. Se la debolezza delle obbligazioni italiane e spagnole è dovuta alla vendita da parte delle banche, una possibile soluzione potrebbe essere un’istituzione europea che compri il debito e dia una spinta al prezzo nel mercato secondario. In teoria, al summit di luglio, i leader dell’Eurozona hanno deciso di consentire al Fondo europeo di garanzia finanziaria (EFSF) di comprare direttamente il debito sovrano sotto pressione con un capitale fino a 440 miliardi di euro, probabilmente insufficiente per sostenere i titoli italiani. Questo perché il debito italiano è di circa 1.900 miliardi di euro. Inoltre, questa nuova funzione dell’ESFS deve essere ancora approvata da tutti i governi nazionali e vi sono molte resistenze, ciò significa che l’unico potenziale acquirente è, al momento, la Bce. Una proposta dibattuta, consiste nell’aumentare il finanziamento per l’ESFS, in modo che possa sostenere il debito di paesi come l’Italia una volta che otterrà il permesso dai governi nazionali di agire in questa direzione. Per quanto riguarda gli investitori retail occorre far notare che la recente volatilità dei mercati ha creato delle opportunità. Il costo dei titoli più sicuri, come i bund tedeschi, è probabilmente troppo alto, mentre il rendimento delle obbligazioni italiane appare interessante. Il miglioramento della qualità dei bilanci delle banche europee, anche grazie alla riduzione contabile del debito compromesso è un segno positivo per il settore finanziario. Anche se occorre evitare un rischio molto diffuso nei portafogli dei risparmiatori, cioè sommare debito statale e bancario.

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