Tornare a fare industria

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I dati sul calo della produzione industriale e soprattutto sulla ancor più grave situazione della meccanica sono appena usciti, quando leggo una notiziola che a me dice molto. L’Audi vuole comprare la Ducati. Per 850 milioni di euro. La Ducati ha 800 milioni di euro di debiti, tradotto incasserà 50 milioni e un pezzo di gloriosa storia italiana delle due ruote finirà.Già ,la storia delle moto e degli scooter italiani: alla fine della seconda guerra mondiale c’era la BMW e poi tante ditte italiane a produrre moto, francesi e spagnoli solo briciole. Non parliamo degli scooter, li abbiamo inventati noi, Vespa e Lambretta sono state il primo mezzo familiare di trasporto, tutta la famiglia al mare.

Gli americani vennero a farci un film (vacanze romane). Tutta la ricostruzione è stata fatta sull’Ape, motocarri a tre ruote della Vespa. Passa un decennio, le utilitarie si impongono, il settore moto e scooter va in crisi, arrivano poi i giapponesi (Kawasaki e Honda) con prodotti innovativi e noi andiamo nel dimenticatoio. Noi,mentre i tedeschi della BMW sono sempre là un mito e un faro, hanno continuato a vendere, innovare, produrre.

Negli scooter la Lambretta sparisce, la Vespa campicchia, esportando in estremo oriente (dove l’adoperano come noi nel dopoguerra). Poi scoppia il boom degli scooter nelle città: è l’unico modo per muoversi rapidamente. Ma anche qui, le aziende sono cotte, non investono e così ora la parte del leone la fanno gli altri e noi continuiamo a perdere pezzi, a fare debiti e cercare solo nicchie e non il grande mercato.

Ho cercato di fare un quadro della storia e della situazione. Sembra una filastrocca, una canzonetta da troppo tempo di moda. Se non si ragiona come affrontare queste situazioni realmente e non con commissariamenti o cretinerie analoghe, continueremo a perdere pezzi. Una riflessione ora: perché Audi vuole un’azienda cotta (valutata 850 milioni con 800 di debiti)? Sono pazzi questi tedeschi? Non credo, penso piuttosto, che vedano un business facile facile: produrre un marchio storico, in un paese (Italia) con basso costo del lavoro e poi, organizzando opportunamente spese, commercializzazione e finanziamenti, farne l’ennesimo successo made in Germany.

Vi ricordo che nell’anno 2011 di crisi dell’auto la Volkswagen distribuirà un premio speciale ai lavoratori (da contratto) per i risultati conseguiti. Monti, queste sono le cose da fare urgentemente, lei è professore, ce le insegni. Oppure faccia il politico.

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