Sviluppo, globalizzazione e qualità della vita

sviluppo di singapore Correva l’anno 2006 quando più o meno capii che in Italia avrei avuto poco futuro, lavorativamente parlando. La montagna reggiana offriva una connessione internet da lumaca mentre la città di Reggio Emilia somigliava sempre più al Far West. Il neo insediato Governo Prodi aveva tolto la possibilità di scaricare il veicolo aziendale, subito dopo la mia seconda rata di leasing e la mazzata dei prezzi in euro cominciava a farsi sentire pesantemente. In aggiunta il clima, con rigidi inverni di 4 o 5 mesi, mi aveva proprio stancato. Cercavo un posto al mondo dove poter godere clima caldo, poca criminalità, poche tasse e costo della vita abbordabile. Per una strana coincidenza venni a scoprire che tutte le condizioni che cercavo erano presenti a Singapore, così a settembre dello stesso visitai per la prima volta la Città-Stato del Leone. Meno di 6 mesi dopo risiedevo e lavoravo nella nazione con la più alta densità di popolazione al mondo.

Aprii la mia prima ditta asiatica in meno di mezz’ora ottenendo 3 anni di sconto fiscale sui primi $100,000 di profitto, quando il cambio Dollaro di Singapore ad Euro era oltre 2.1. Allora, un litro di benzina costava 75 centesimi di Euro e con 20 euro alla settimana mi godevo pranzo e cena fuori casa. L’affitto di un condominio con piscina e palestra, costava meno di 1000 Euro al mese. Singapore contava 4 milioni di abitanti, 3 terminal aeroportuali, 3 linee metropolitane e poche, o nessuna, attrazioni internazionali.

Ricordo una sera nel marzo 2008, quando mio padre venne a trovarmi per la prima volta, affacciati sulla baia della marina, contammo oltre 120 gru, intente a costruire a più non posso, su un lembo piatto di terra artificiale. Meno di 3 anni dopo si possono contare nella stessa area – divenuta uno dei centri fiscali più importanti al mondo – una ventina di grattacieli da 40 piani in su, 3 torri di 80 piani unite da una sorta di barca “atterrata” sulla loro sommità, un casinò (a fare il paio con un altro aperto sull’isolotto turistico di Sentosa), il primo negozio fluttuante di Louis Vuitton, un museo d’arte, uno stadio, un parco botanico e una barriera frangiflutti. Tutto ciò a contorno scenico del primo gran premio notturno nella storia della formula 1. Aggiungiamo pure il parco tematico Universal Studios e l’acqario più grande del mondo – ad eclissare quello di Genova – e completiamo un inventario da capogiro che ha quadruplicato le entrate turistiche di Singapore in soli 4 anni. Tutto ciò è però avvenuto ad un costo elevato per la popolazione.

Il Governo di Singapore, già nel 2008, annunciava un piano di aumento della popolazione del 50% entro 4 anni, e il raddoppio entro 8 anni. Sebbene siano stati costruiti un nuovo terminal aeroportuale ed una nuova linea della metropolitana (mentre la quinta è in costruzione), la città è diventata ancor più densamente popolata. Nei giorni peggiori c’è da aspettare che il semaforo per le vetture diventi rosso due volte, poichè il tempo allocato per le centinaia di pedoni, non è sufficiente per attraversare la strada in un colpo solo. Altre volte è necessario attendere fino a 45 minuti all’ingresso di un parcheggio per potere trovare un posto auto disponibile. Alcuni ristoranti hanno code così lunghe che i gestori devono arrangiare le persone così da non intralciare il marciapiede. Al di là della claustrofobia causata dal sovraffollamento, Singapore è un’isola grossa quanto un terzo della provincia di Reggio Emilia, ed è collegata alla Malaysia da solo due ponti. Quindi le alternative per un weekend con la famiglia, senza volere andare all’estero, sono davvero poche.

Il costo della vita, inoltre, è aumentato sproporzionatamente anche dovuto al maggiore potere d’acquisto del dollaro singaporeano. Un litro di benzina costa ora il doppio di 6 anni fa. Con venti euro, se va bene, pranzo fuori un giorno solo. Il mercato immobiliare è totalmente impazzito. In tutta la nazione non esiste più una proprietà che costi meno di un millione di dollari. L’affitto di un condominio con piscina e palestra parte ora dai 2000 euro in su, con picchi ridicoli di 3000 euro al mese. Non aiuta il fatto che dei quasi 2 milioni di nuovi cittadini, la stragrande maggioranza proviene da paesi più poveri e spesso sono pronti a lavorare per metà dello stipendio di un singaporeano. La popolazione locale si aspetta così che tutto costi meno, ma all’opposto, tutto costa di più. Lungo la via centrale Orchard Road, sfrecciano Ferrari e Lamborghini ad una frequenza impressionante, nonostante la tassa del 100% sull’acquisto di veicoli e gli incredibili 60 mila euro di bollo decennale. Singapore conta ora la più alta percentuale di millionari al mondo.

I ritmi lavorativi sono insopportabili. I negozi sono aperti 360 giorni all’anno. Gli agenti immobiliari lavorano 7 giorni alla settimana fino alle 11 di sera. Le aziende impongono sabati al lavoro e talvolta straordinari fino a tarda notte. Resta così poco tempo per la famiglia, che i media di stato invitano i cittadini a fare più figli. Nonostante il 2012 fosse l’anno di buon auspicio del Drago, solo 40 mila bambini sono nati dai gli oltre 6 milioni di cittadini. Resta poco spazio per a cultura e poco spazio per la solidarietà. Singapore si è trasformata in soli 6 anni in un paese materialistico, dove l’importante è solo lavorare e guadagnare. In inglese la chiamano rat race (una corsa di ratti).

Dite ad un singaporeano che siete appena tornati da una vacanza meravigliosa. Non vi chiederanno “dove?”, non vi chiederanno “quando?”, non vi chiederanno “con chi?”. Vi chiederanno solo “quanto hai pagato?”.

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