Stufi di aspettare “il proprio turno”

fuga_cervelliE ormai non sorprende più leggere che il numero di emigranti nell’ultimo anno è aumentato del 30%. Nemmeno che la fascia più cospicua riguarda quelli fra i 20 e i 40. Forse può destare appena più stupore vedere che la storica emigrazione del sud ora è superata dalle regioni del Nord, in testa la Lombardia.

Magari nella regione più produttiva di Italia le opportunità non mancano del tutto, ma non si fugge solo per disoccupazione. In molti casi i giovani fuggono perchè sono stanchi di aspettare.

Stufi marci di aspettare che venga il loro turno, mentre nel mondo va in scena l’epoca delle rivoluzioni economiche, sociali, culturali, mentre la tecnologia ha reso l’incedere del progresso frenetico e loro si trovano confinati in uno stato anacronistico. In uno stato dove purtroppo, se non trovano un mediocre in posizione di potere a sbarrargli la strada con malizia e invidia, rischiano semplicemente di trovarsela sbarrata da un buon signore, che però è vissuto di pazienti attese e obbedienza a un sistema perverso.

 

Scrivevamo poco tempo fa in i questo blog che in Italia l’incesto tra politica ed economia e politica e società civile è sempre stato vischiosissimo e questo ha tenuto a freno il paese. Infatti tutta la società ha ereditato la tradizione politica di premiare la “militanza”, la pazienza, l’attendere che venga il proprio turno.

 Abbiamo vissuto per decenni con aziende dove di fatto si progrediva per scatti di anzianità, partiti che premiavano l’obbedienza, l’essere fedeli alla linea, sopprimere il senso critico e attendere il proprio turno. E direi che gli attuali partiti offrono esempi piuttosto lampanti.

La logica non è mai stata “avanti chi corre più veloce”, ma “tutti in fila e con pazienza attendere il proprio turno”. E allora come si può pretendere che chi oggi, dopo anni di pazienti attese, talvolta umiliazioni e servilismi, ha ottenuto la poltrona, valorizzi e dia voce a chi dietro di lui sarebbe pronto a innovare, cambiare, stravolgere e proporre soluzioni nuove?

Capite che è inaccettabile anche per molte persone di buona fede. Persone che spesso hanno atteso anni e anni, stando alle regole del gioco, seguendo il gregge per avere infine la propria fettina di torta, che questo sistema lo hanno respirato fino ai polmoni e di cui hanno accettato supinamente le regole.

E allora, capita che oltre 80.000 italiani prendano la strada dell’estero. E sorprendentemente la strada primaria non è quella del Sudamerica o dell’Asia, dove si potrebbe pensare sia il boom ad attrarre: le mete che raccolgono più migranti restano poco oltre il confine, ossia Svizzera e Germania.

Come a dirci che questa non è una corsa all’oro. E’ solo una fuga da un paese che li soffoca. E a volte basta varcare un confine per tornare a respirare.

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