Il Portorico come l’Argentina, paradiso caraibico a rischio default – Vittorio Da Rold

Porto-Rico-sceglie-di-diventare-il-51esimo-Stato-Usa_h_partb Portorico come l’Argentina? Forse. Infatti quest’anno non è tutto divertimento e sole splendente sulle bianche spiagge di Portorico in questa pazza estate 2014. Anzi nuvole grosse si stagliano all’orizzonte dell’isola caraibica. Il territorio degli Stati Uniti (ma non incorporato) ha emesso un sacco di debiti, troppi per le sue forze. E ora i creditori vogliono essere ripagati, ma ci sono forti dubbi sul fatto che Portorico onorerà i suoi obblighi. Una brutta faccenda che ricorda il default dell’Argentina del 2001, dopo quello di Lehman Brother il 15 settembre 2008.

Ma andiamo con ordine. Il 2 luglio scorso l’agenzia Moody’s ha ridotto il rating di Portorico di tre gradini portandolo a junk bond, titoli spazzatura, dopo che l’isola ha approvato una controversalegge che rende più facile per alcune agenzie locali – tra cui quella che fornisce l’energia elettrica, la Prepa (Porto Rico Electric Power Authority ) che è indebitata per 8 miliardi di dollari – di sottrarsi ai pagamenti del debito se almeno i ¾ dei debitori si accordano sulla ristrutturazione del debito.

Un brutto segnale per i grandi fondi pensione che gestiscono i risparmi dei pensionati americani (il famoso modulo per la previdenza integrativa prevista dal 401K) e che hanno acquistato bond dell’isola caraibica. Insomma se Portorico non paga sono dolori per molti pensionati americani.

Il passaggio della legge ha sollevato forti timori che Puerto Rico, che ha circa 70 miliardi dollari di debito, si stia avvicinando al default.
“La nuova legge di Puerto Rico segna la fine della lunga storia fatta di azioni necessarie per sostenere il suo debito”, ha detto Moody nella sua relazione.
Intanto i bond locali di Portorico hanno perso quasi il 50%, le tre sorelle delle agenzie di rating hanno ridotto il relativo rating del paese a spazzatura e a rischiare sono i fondi pensione che ne hanno acquistati in massa confidando dell’ombrello di protezione dello Zio Sam.

Numerose sono le similitudini con la crisi all’ombra del Partenone: se escludiamo l’appartenenza a una moneta unica con diritto di rappresentanza nelle stanze dei bottoni, ritroviamo nel caso di Portorico una forte recessione, una elevata disoccupazione (13,8%), un forte peso del debito pubblico (pari al 100% del Pil) rispetto alla modesta popolazione (3,6 milioni), emigrazione qualificata e giovanile alle stelle, un governo senza capacità di controllare le spese.

Per ora si tratta solo di un quasi “default” di un bond governativo, ma che potrebbe far male perché a Portorico si nascondono molti “investimenti” dell’economia statunitense, cioè i fondi pensione. E i tentativi di salvare l’isola dimostrano questi timori. Ma intanto i bond di Portorico crollano.

Molti analisti ritengono che Portorico sarà comunque salvata da Washington a causa delle obbligazioni detenute da diversi fondi pensione, ma l’entità del default è di 70 miliardi di dollari, vicino a quello dell’Argentina nel 2001, che fu di 95 miliardi di dollari i cui effetti non sono ancora cessati. Insomma non si tratta di noccioline.

Nel giugno scorso il presidente americano Barack Obama ad esempio ritenne di non intervenire a salvare Detroit, la città dell’auto dalla bancarotta che ammontò a 18 miliardi di dollari. Ma a Portorico si rischia un possibile effetto valanga, una faccenda più seria.
Certo il Pil pro capite di Portorico è di soli 15.000 dollari, un po’ superiore a quello turco e l’isola è una pulce economica. Ma cosa farà Washington? Lascerà fallire Porto Rico con le gravi conseguenze sui fondi pensione americani o preferirà salvare l’isola per evitare l’effetto contagio e una valanga di voti contrari dei pensionati colpiti dalle perdite sui bond? La storia del salvataggio greco si ripete all’ombra dei Caraibi.

Per gli amanti delle statistiche dall’83 ad oggi Moody’s ha registrato i seguenti default:
1998 Russia, Venezuela, Ucraina
1999 Pakistan, Ecuador
2000 Perù, Ucraina, Costa d’Avorio
2001 Argentina
2002 Moldova
2003 Uruguay, Nicaragua
2004 Grenada
2005 Rep. Domenicana
2006 Belize
2008 Nicaragua, Ecuador
2010 Jamaica
2012 Grecia, Belize
Visto che in passato c’è stata molta America latina, Portorico deve stare molto attento.

Da Il Sole 24 Ore

 

 

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