Pensioni, befane e contabili

Pensione L’uscita di Tito Boeri ha scosso un po’ i media e moltissimo il web e i bar. Già, perché Boeri deve aver fatto conti e da noi invece, in Italia, la pensione è qualcosa di dovuto, indipendentemente da se e quanto hai pagato di contributi. Insomma, una roba che ti viene dallo Stato, travestito da Befana. Dico la Befana, perché tra i vari portatori di regali (Babbo Natale, San Nicola, Santa Lucia), è quella che nell’immaginario popolare meglio rappresenta il nostro Stato (scalcagnata, vestita di stracci e pur tuttavia munifica con chi le pare). Ma ora dobbiamo, per onestà, cercare di capire come stanno le cose. Ho fissato alcune ipotesi: lavorare 40 anni e avere una remunerazione sul versato del 2% netto annuo, su cui lo Stato non esige tasse. Ho quindi, per tentativi, cercato la cifra annua, quindi trovato, sull’aspettativa di vita odierna (85 anni), quanto sarebbe la pensione da contributi. Ho fatto questo con due ipotesi: una in cui si comincia a lavorare a 15 anni e una a 25. Con un versamento di 400 euro mensili, nel primo caso (si fruisce della pensione per 85 – 25 – 40 = 20) abbiamo 18.000 euro annui ovvero 1.500 euro mensili (e basta con tutte ‘ste bambinate di tredicesime e quattordicesime!), nel secondo caso (si fruisce per 85 – 15 – 40 = 30) abbiamo 12.500 euro annui ovvero poco più di 1.000 euro mensili. Da cui si evince che mandare la gente in pensione a 55 anni (chi ha cominciato a 15) è condannarlo a circa la povertà, ma poi, se va bene a lui sono i suoi soldi e quindi niente storie, ma deve sapere che lo Stato poi non integrerà niente, oltre la necessaria sanità. I giovanotti dovrebbero guardare queste cose e non infracicare il web di ululati. Che poi anche quella è una cosa strana: si lamentano di non trovar lavoro, si lamentano che poi è mal pagato e che la futura pensione sarà un disastro. Nel contempo, molti di loro, se li seguite sui social, postano foto di tutte le loro mete turistiche o gastronomiche. Altri, quelli che non hanno una lira e neppure pensioni, penso a tutto quello che non è primo mondo, stanno dove li mettono per troppa ignoranza e per mancanza di cibo e acqua, o si sbattono per migliorare la loro condizione economica. Non cercano i gadget per apparire ( apparire non vuol dire essere, ma questa è un’altra storia), cercano la sostanza di una vita economicamente migliore. È chiaro ora perché da noi il lavoro sarà sempre meno e siamo in un sistema perdente. Che poi confermerebbe come giusto lo schema dei nostri giovani, citando Lorenzo il Magnifico, “chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza”. Però poi non scassate con i piagnistei, abbiate la dignità di vivere come vi pare, assumendovene le conseguenze, che sono anche prendere atto che il mondo è quello che è, e che addossare colpe non cambia la sostanza. Per quello dovete impegnarvi e buttar fuori dal sistema tutti quelli che vi stanno addosso come zecche per succhiarvi il sangue. Che è poi la vostra vita.

 

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