L’importanza di avere… un brand

In tempi di recessione e sfiducia cresce il bisogno da parte dei consumatori di affidarsi ad un marchio forte. Nel mondo infatti, solo un 7% di consumatori acquista sulla sola base del prezzo, mentre fino a dieci anni fa lo faceva il 27%. Al contrario l’81% dei consumatori nel mondo dichiara che il marchio riveste un ruolo importante nella scelta d’acquisto di un prodotto. Sarà per questa ragione che il valore di mercato delle 100 aziende dal marchio più forte (BrandZ top 100) è cresciuto del 35.9% dal 2006, mentre le aziende dello S&P 500 hanno perso l’1.1% nello stesso periodo.I brand più forti al mondo sono ormai i tecnologici. Apple risulta essere il marchio di maggior valore mondiale, circa 153 miliardi di dollari, seguito da Google ed IBM. Per trovare un settore produttivo diverso occorre scendere alla quarta posizione, dove figura McDonald’s.

La tecnologia ispira fiducia nei consumatori: il neonato marchio Facebook è cresciuto del 246%, e con un valore stimato di 19 miliardi, è il 35esimo mondiale. E’ interessante notare anche come Amazon, con una crescita del 37%, abbia superato il gigante Walmart, divenendo il brand di market retail di maggior valore al mondo (37.6 miliardi di dollari). L’evoluzione tecnologica non ha confini e abbraccia anche l’oriente: il motore di ricerca cinese Baidu è passato dal 75esimo al 29esimo posto nella classifica dei 100 marchi di maggior valore, nel giro di un solo anno.I nuovi mercati sembrano essere consapevoli dell’importanza delle marche: metà dei nuovi brand entrati nella top 100 nell’ultimo anno sono cinesi e si registra un ingresso massiccio di banche e società di telecomunicazioni anche da Russia, Brasile e Canada, a testimonianza che la nuova economia “dell’immagine” non riguarda più solo i prodotti del lusso o dell’abbigliamento. Certo, tra quelli che tuttora beneficiano di più del brand in termini di profitto ci sono Moet Chandon, Gucci, Porsche, BMW, Hermes, Chanel, Rolex, Louis Vuitton, e via dicendo, ma troviamo anche il produttore brasiliano di cosmetici Natura, lo stesso Baidu, nonché Skol, nota birra brasiliana.Nell’abbigliamento, rimangono stabili marchi come Nike, al primo posto nella categoria, ma si fa strada il “lusso accessibile”, con H&M e Zara, rispettivamente secondi e terzi, in forte crescita. Anche qui, figurano nella top ten marchi d’oriente come Metersbonwe (Cina) o Uniqlo (Giappone).

Mentre i marchi automobilistici restano stabili e attendono l’attacco della Cina, le catene di fast-food e affini, hanno beneficiato nell’ultimo anno di una crescita di appeal seconda solo ai prodotti tecnologici. Così, detto di McDonald’s, è interessante osservare il restyling di Starbucks, in grado di aumentare il valore del proprio marchio del 40%. Meglio ancora ha fatto Pizza Hut (+58%), bene anche Subway e KFC. Nel complesso i marchi del settore hanno segnato un aumento di valore del 22%.Il valore del marchio riguarda tutti: se le istituzioni finanziarie sono cresciute del 9%, i brand assicurativi, grazie all’ingresso dei colossi cinesi, hanno segnato un +137%. Numeri sorprendenti se si pensa che il personal care (con in testa Gillette e L’Oreal) non è aumentato che del 3%.

Insomma, questa è la nuova economia. Anche andare in banca o stipulare una polizza è un fatto… “d’immagine”. Il successo di un’azienda dipende in primis da quel semplice marchio. Le economie emergenti sembrano averlo capito in fretta. E noi?

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