La cassa integrazione in un paese “moderno”..

cigCIG-ola.

Sì, in uno Stato che usa da più di mezzo secolo la Cassa Integrazione Guadagni e non ha mai fatto un serio studio sull’utilità della medesima, ormai si può solo dire che cigola e sta per sfasciare tutto.

Come integrazione per brevi periodi, negli anni settanta poteva andare bene, ma se passavano più di sei mesi, anche un cieco si sarebbe accorto che l’azienda ormai era decotta e fuori mercato. Perché il primo effetto di una cassa integrazione che passa i sei mesi, è mettere fuori gioco la ditta che la usa, che diventa obsoleta e ipercostosa.

Infatti la riduzione di produzione aumenta l’incidenza dei costi fissi sul costo del prodotto e quindi mette fuori mercato l’azienda. Meglio sarebbe mantenere fissa la quantità di prodotto e vendere l’eccedenza allo Stato, in questo caso si potrebbe tentare un’analisi dei costi e vedere se l’azienda è salvabile.

Questo lo sanno anche i sassi, tranne che: lo Stato, i sindacati, la Confindustria. Perché ? Semplice, perché in questo modo si fa del buonismo e si gioca a scaricabarile. Alla fine si perderanno dei posti di lavoro e tutti potranno dire che hanno fatto tutto quello che potevano. Balle: avranno appunto solo perso posti di lavoro e ad un costo altissimo per la comunità. E di questo anche i cosiddetti giornali “liberal” del paese non ne parlano e sempre per la solita storia, perchè in questo paese molti dicono di essere dei liberisti in economia, ma di fatto sono dei conservatori dei diritti acquisiti e dei provinciali spocchiosi.

Basterebbe andare all’estero e studiare cosa fanno gli altri, e si troverebbe che solo nei paesi culturalmente arretrati si ha la cassa integrazione, in quelli invece avanzati si hanno strumenti continui e non straordinari, per sostenere la specializzazione, l’aggiornamento vero (quello fatto non per mantenere i formatori, come da noi) delle maestranze tutte, dal manovale al dirigente, una sana concorrenza interaziendale, con obbiettivi e premi per il raggiungimento dei medesimi. In quei paesi non si fa carriera facendo straordinario che tanto piace al padrone, ma facendo vedere quanto si è riusciti a produrre, manualmente o intellettualmente, nelle ore li lavoro normali.

In quei paesi ci sono le cassette dei suggerimenti dei lavoratori per segnalare migliorie del prodotto o delle procedure di produzione e se questi vengono adottati, il suggeritore ne trae beneficio. In quei paesi è normale che le maestranze si sentano parte integrante dell’azienda, anche quando scioperano, sì anche lì scioperano, per avere un miglioramento della loro condizione. Ma di tutto questo da noi non si parla. Qui gli interventi sono come quelli che in medicina si fanno per tenere in vita un moribondo. Là si praticano terapie preventive. Qui si studia che fare dopo che il guaio è arrivato. Là si cerca di prevedere il futuro e si corregge per non cadere nel baratro.

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