Far finta di essere sani

8115567598_5f75686fe7_o Gaber lo cantava tanto tempo fa, la gente correva nei teatri per sentirlo, poi uscivano e,,, continuava a far finta di essere sani. É passato tanto tempo, ma questo ormai non ci basta più, in politica ora si gioca a far finta di essere seri. Tutti. Vecchi e nuovi. Tutti con proposte tutte ammodino. Con i webenti di rito (ci provo anchio web+commenti) ma che molte volte sono di webeti. Anche se di ebeti senza la w é ormai piena la TV e le sedi dei giornali. Ma ne parleremo un’altra volta. Oggi vorrei parlare di come fare a dare una dignità a chi non lavora. In maniera velata o scoperta, la ricetta politica é: dargli un reddito, uno stipendio. Certo se uno ha dei soldi non mendica e quindi non si avvilisce (o si avvilisce meno), quindi salva il suo status e la sua dignità di cittadino. Vero? No, salva solo la sua dignità economica, perché non deve mendicare, ma poi se lo stato mi paga perché io non riesco a trovare un lavoro, allora é lo stato che mi fa la carità. La prima obiezione é: io non trovo lavoro perché NON c’é lavoro. Se questo é il patto io sono d’accordo. Anche perché di lavoro ce n’é a sfare. No, non sono un pazzo, ma mi limito a constatare che questa é la realtà. Guardiamo un po’ di dati. Negli ultimi trent’anni i dipendenti pubblici sono raddoppiati. É raddoppiato anche il servizio? Lascio a voi la risposta. Allora perché questo aumento di posti di lavoro? Semplice, per abbassare la disoccupazione. E questo é stato l’inizio di far finta di essere seri. Cosi si sono distrutte competenze, si é moltiplicata la carta e i tempi di attesa. La burocrazia é diventata un mostro che ci divora vivi, appesantendo le strutture pubbliche e private, i costi e quindi impoverendo tutti. La via seria era tenere sotto controllo la bestia e ricorrere, come si insegna ancora oggi all’università, ad opere straordinarie, finanziate dallo stato, per creare opportunità di lavoro, in un circolo virtuoso di aumento del debito, ma anche del PIL, per cui il debito sale, ma percentualmente, cala. Lo teorizzava Keynes, e fu applicato nei due dopoguerra, peccato che per lo più negli armamenti, e il buon Maynard aveva detto che quello era l’unico campo in cui NON si doveva investire. In questi giorni tristi per il nostro paese, dovremmo riflettere a cosa sarebbe stato, se negli ultimi vent’anni avessimo mandato i cassintegrati, gli esodati e i disoccupati a lavorare per la riqualificazione idrogeologica del territorio e dei manufatti. Probabilmente avremmo avuto lutti lo stesso, ma forse nell’ordine delle poche decine. Quanto ci sarebbe costato in più? A spanne, considerando 10.000 euro l’anno per chi non lavorava e moltiplicandolo per 5 milioni di persone (sarebbe l’8% della popolazione italiana!) sarebbero 50 miliardi l’anno: poco più di una seria Spending Rewiev, con una ricaduta sui consumi mostruosa e con un aumento del PIL di circa il triplo. Certo ci sarebbero stati anche costi di materiale e mezzi. Tutto vero, anche per loro aumento triplicato del PIL. Ma tutti sordi e ciechi, tutti a voler mantenere un branco di nullafacenti sul divano davanti ad una TV ipnotizzante e becera o davanti al computer a scribacchiare cose ridicole e anche peggio. La dignità NON la danno i soldi, ma il lavoro e la coscienza di una società giusta NON viene dai soldi, ma sempre dal LAVORO. E questo se lo devono ficcare in testa tutti. Sia quelli del SI che quelli del NO. Perche se nel primo articolo della “vecchia Costituzione” c’é scritto che la Repubblica Italiana é fondata sul lavoro, questo si voleva significare: pane e dignità per tutti. E non soldi a pioggia per arraffare voti. Questo é veramente solo far finta di essere sani (o seri, come più vi piace).

 

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