Energia: sempre un po’ in ritardo

Amo il cinema italiano e Troisi per me ne è una pietra miliare. Il titolo di un suo film, potrebbe essere l’inno nazionale italiano: scusate il ritardo. Potrei citare centomila esempi. Vi racconterò l’ultimo.

Ulli, un mio amico tedesco, è venuto a trovarmi e casualmente il discorso è caduto sul nucleare e sull’energia alternativa. Ulli ha preso il giornalino dell’ADAC (l’equivalente dell’ACI) e mi ha fatto vedere un articolo sul futuro dell’auto. In basso c’era uno schema sulle potenzialità delle energie alternative. Fatto 100 il consumo mondiale odierno di energia, il sole potrebbe darne 350, il vento 50, la geotermia 40, le biomasse 20, l’acqua (maree comprese) 35, questo stando al Ministero Federale Tedesco per l’Ambiente. Ulli è uno che ama le auto sportive, a cui piace correre, che ha tuonato contro le prime pale eoliche installate e che mi prendeva in giro quando parlavo di fonti alternative. Ora, visto anche il dibattito televisivo e le informazioni che trova, si è “convertito”. Fa compost nel suo giardino e ha installato pannelli fotovoltaici sul tetto. Gli ho raccontato che il prezzo dei pannelli in Italia è crollato, quello delle installazioni no e che ancora si vive di tariffe Enel. Ha scrollato la testa e ha detto “siete sempre gli stessi, quelli dell’aiutino”. In Germania a partire del 2017 non ci saranno tariffe speciali per la produzione di energia fotovoltaica. Il business si reggerà da solo. Magari costerà un po’ di più produrla in questo modo, ma i tedeschi, come singoli, si accolleranno il costo. Loro ci credono nell’ambiente. Basta pensare che razza di fatturato fanno, all’interno e come esportatori. Sono diventati leader mondiali di macchine per il trattamento della frazione umida. Ma per arrivarci sono anche stati i primi nel differenziare la raccolta, in tutte le città, grandi e piccole. Tutto questo lo sapevo, per spirito di campanile ho ribattuto e criticato, ma ero fiacco, ero il primo a demordere e neppure potevo pensare di farmi inchiodare su Napoli per la centesima volta. Ero arrabbiato con me, con gli italiani per aver permesso di aver intravisto il problema in anticipo e poi essere gli ultimi ad applicare le soluzioni. Pensavo a Rubbia, premio Nobel per la fisica, che come soluzione anti-petrolio e anti-nucleare proponeva di mettere pannelli su qualche chilometro quadrato di Sahara e portare l’energia in Italia con un cavidotto. Eppure parliamo di un fisico nucleare.

Discutiamo da secoli di emergenza al sud, ripensatelo ora come produttore di energia, visto che avremmo una resa superiore a quella tedesca e quindi un minor costo. Magari si sarebbe potuto incrementare la ricerca prima e la produzione di pannelli solari poi. Chimere. Fantasie di un povero vecchio. Noi compriamo da americani, giapponesi e ora tedeschi che non si sono lasciati scappare il business. Noi duri e puri solo sul nucleare e ora che è saltata questa ennesima cattedrale nel deserto, tutti alla finestra ad aspettare di veder passare anche il prossimo treno. Noi all’Europa chiediamo tariffe speciali, fondi perduti, ma non ne recepiamo le normative e poi paghiamo multe per il non adeguamento, come quella sui rifiuti di Napoli. Ritardi, scandali, povertà intellettuale ed economica, ecco la nostra vera specializzazione. E ci chiediamo perché siamo tanto gettonati per i piaceri della vita e il tempo libero, ma molto meno per fare industria insieme o a casa nostra?

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