Correre per stare fermi: il nuovo mondo

lavoratore In “Alice nel Paese delle meraviglie” la regina dice: “per restare fermo dovrai correre, se invece vorrai andare avanti dovrai correre ad una velocità almeno doppia”.

La straordinaria favola raccoglie in realtà un principio universale, che si trova in natura, che è continua evoluzione oppure morte, ma che si adatta straordinariamente all’attuale scenario di crescita esponenziale dell’umanità: teconologia, conoscenza, popolazione ecc.

Nel mio lavoro incontro persone che provengono da esperienze professionali prive di crescita, magari lavori manuali, di cui l’Italia, paese manifatturiero, abbondava. Persone che magari non hanno beneficiato di formazione, anche tecnica o tecnologica, e che spesso si stupiscono di offerte di lavoro fattesi più basse e molto più brevi e flessibili. Io cerco di spiegare lo scenario globale usando la metafora di Alice: “ora per stare fermi bisogna correre”. La rapidissima evoluzione impone che ci sta fermo viene travolto e crescere è un diktat per mantenere ciò che si ha.

I lavori più richiesti degli ultimi tre anni non esistevano otto anni fa, la creazione di lavoro esiste ma per professioni nuove.

In molte nazioni il numero di persone che hanno un master rispetto alla popolazione è in proporzione lo stesso di chi fino a dieci anni fa aveva la laurea. Il master è la nuova laurea. Senza contare l’immissione nel mercato mondiale di milioni di nuovi laureati.

In Italia discutiamo di garanzie e “posto fisso” ma nel mercato mondiale si stima che nel prossimo decennio il 38 enne medio avrà cambiato oltre 10 lavori lungo la traiettoria professionale.

Parliamo di evoluzione tecnologica e social network: Facebook ha una popolazione inferiore solo ad India e Cina, essere esclusi dai social network è come essere un clandestino del mondo, un uomo senza terra. Nonostante l’arretratezza italiana, si stima che l’80% delle aziende mondiali usi i social network per reclutare risorse, al 95% Linkedin.

Durante un seminario, un giorno di fronte a 18 persone chiesi di alzare la mano a chi avesse un account Facebook: due mani alzate, ossia l’11%. 11% corrisponde alla percentuale mondiale di individui aventi Facebook, peccato che l’Italia sia un paese del G20 non dell’Africa e che in Inghilterra il 77% della popolazione lavorativa abbia Facebook.

Le informazioni scientifiche e tecniche raddoppiano ogni due anni, questo significa che una laurea è obsoleta nel momento del rilascio, figuriamoci la professionalità di un lavoratore che non segue corsi di formazione o aggiornamento e fa la stessa cosa in un’azienda per otto anni.

Non sorprende che negli Stati Uniti, professioni come baristi, commessi, massaggiatori e via discorrendo siano coperte per un quinto da laureati, mentre in inghilterra il 32% della forza lavoro copra professioni che richiedono la laurea e il 26% parli una seconda lingua.

Quando qualcuno mi dice: “questa offerta è pari agli ammortizzatori sociali che prendo”, oppure “mi offrono solo sei mesi”, io invito sempre a inserire nella riflessione il potenziale costo di ogni giorno speso senza aggiungere nulla al proprio curriculum o senza imparare qualcosa. Viviamo nell’epoca di un’esplosione di conoscenza, tecnologia e connessioni: anche per restare fermi ormai bisogna correre.

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