Colture e culture

dsc_0037 Ho una cara amica che da una decina d’anni ospita per uno o due mesi uno dei bambini di Chernobyl. Il bambino è ora un ragazzo di sedici anni. Lei abita in un paesino dell’entroterra ligure, a quattro chilometri dal mare, in un bel borgo antico. La vita è quella dei pensionati con un pezzetto di terra in cui fare l’orto, tenere qualche albero da frutta e fare un po’ d’erba da dare ai conigli (che poi spesso muoiono di vecchiaia perché ormai sono “di famiglia”). Mizar, la mia amica, mi diceva che qualche settimana fa sono andati lei e Maxim, il cernobilino, a fare l’erba. C’era il sole, faceva caldo e dopo due minuti era in un bagno di sudore. Maxim l’ha guardata e le ha detto “Mizar, tu sei vecchia, vai a casa, all’erba ci penso io”. Un po’ quel vecchia le ha dato fastidio, ma poi l’ha attribuito all’italiano non perfetto. È andata e nei giorni successivi, parlando con amici e conoscenti le è capitato di raccontare quest’episodio e si è resa conto, lei che ha lavorato per una vita, che non era considerato cosa normale. I ragazzi italiani sono a casa da scuola e allora si devono riposare e lo pretendono anche, come l’ultimo telefonino e la t-shirt di moda tanto spiritosa. Di erba non se ne parla e se sì, non è quella per i conigli. Ora ditemi se hanno torto i ragazzi, che non si preoccupano di niente, perché tutto è dovuto o quelli che di loro si lamentano, ma una volta che una volta, non riescono ad imporsi. Maxim viene dall’Ucraina, da un’economia in cui sussistenza vuol dire trovare tanto cibo abbastanza e ha chiaro che la sua unica chance è andare bene a scuola, siccome anche gli altri l’hanno capito, la gara è dura e quest’anno che è stato il primo della classe in chimica e fisica, era tutto soddisfatto, anche se poi si é portato appresso i libri per studiare. A lui piace moltissimo giocare a pallone, ma non ci sono santi, tutte le mattine due ore di studio (ora, nelle vacanze) non gliele toglie nessuno. Non è un fenomeno, è uno che è dovuto crescere in fretta come noi, figli del dopoguerra, che abbiamo lavorato, guadagnato e ci siamo anche divertiti, ma sempre con l’occhio puntato su quello che viene prima e quello che viene dopo. Ma siamo stati pessimi genitori e tremendi votanti. Ora dovremmo farne una colpa ai tanti cianfrulloni che passano a batter cassa?

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