Cattivi maestri

uid_13d029f5a45_310_176C’è solo l’imbarazzo della scelta. Potrei pensare al cosiddetto ventennio che (dicono) si sta chiudendo, oppure mi potrei applicare sul nuovo che avanza. Potrei parlare di come è gestita l’emigrazione e quindi della conseguente immigrazione. Restando nell’orticello di casa, di come vogliono risolvere il caso Alitalia  o delle non mutande dell’ultima starlette (ma è la stessa cosa !).

Potrei inseguire i fumi (alcolici ?) di Luttwak, o le derive mentali dei giornalisti (?) nostrani.

Cercherò di parlare degli United States of America, limitandomi alla loro ultima follia. Non sono antiamericano per partito preso. Non vado a bruciare bandiere a stelle e strisce. Non rimpiango né l’orso russo, né il comunismo togliattiano. Quindi credo di essere abbastanza equilibrato. Con le mie idee, però, non con il cervello all’ammasso. Tralascio tutti i disastri finanziari nati dalla speculazione americana degli ultimi vent’anni. Parlerò solo dell’ultimo: il possibile fallimento dello Stato americano. Il FMI, quando è fallita, e poi non del tutto, la Grecia, ha preso contromisure eccezionali, e la Lagarde Christine, Presidente, ha bacchettato, concionato e imposto limiti e sanzioni. Ora stanno fallendo gli USA. con un debito pari alla somma di tutti gli altri debiti mondiali e la suddetta tace. O meglio, il silenzio è assordante. Come se la cosa fosse un problemino interno loro e noi non c’entrassimo. Come se i bond americani fossero solo nelle tasche americane e non (il 70%?) in quelle di istituzioni e persone diverse.

Ma tutti muti. Non possiamo interferire, è questione loro. Come dire che l’Afghanistan era una storia afghana, che l’Iraq era questione nazionale, e che i Seal sono solo foche (uno dei significati del sostantivo inglese) e che quindi le ultime incursioni in Medio Oriente le hanno fatte le foche.

Oggi, solo oggi, la Cina dice, tremula, che gli americani non possono andare in default. In Europa neanche questo. E però se questa storia va avanti anche solo qualche settimana, avremo crolli di valori mobiliari, obbligazioni che scenderanno, quindi tassi più alti, quindi la ripresina mondiale andrà a ramengo. Ma agli americani che cale? Niente, loro sono duri e puri. I ricchi sono Unti del Signore e le tasse una bestemmia. La riforma sanitaria di Obama? Un obbrobrio, potrebbe salvare qualche poveraccio, ma questo deturperebbe la bellezza del creato. I barboni i non abbienti cosa  stanno a fare al mondo, vadano in paradiso e non rompano i coglioni. Questo all’incirca è il fine ragionamento dei tea party. Sì… parti e non tornare mai più. Loro no, a Washington vogliono restare e hanno cominciato una campagna elettorale lunga, i repubblicani non vogliono perdere. Gli interessi dei lobbisti dell’ovest (petrolio e armi) repubblicani fanno a pugni con quelli dei finanzieri dell’est e allora lo stallo è servito. Tanto poi con la svalutazione conseguente del dollaro, il conto lo pagano gli altri e il valore dei bond, con interessi in crescita, andrà alle “stalle” e le loro merci diventeranno competitive. Tutto chiaro quindi perché alla fine questa ricetta piace anche ai democratici. Alla fine, quando noi avremo pagato il conto, si metteranno d’accordo. Se fosse un mondo serio, anche l’Europa comincerebbe a stampare carta come gli americani , che invece avevano promesso di ricomprare 85 miliardi dollari di debito al mese. Finirà che daremo il Nobel dell’economia a Elicopter Ben, così come lo abbiamo dato ad Obama per la pace, anche se poi non ha mai smesso di fare guerre neppure per un giorno. Ma noi siamo europei, e vivi, i Romani sono morti e con loro historia magistra vitae.