Assenteisti seriali e aspiranti supplenti: alla scuola serve una rivoluzione – Francesco Cancellato

 Il caso del docente di Lodi che lavorava come avvocato a Reggio Calabria non è un caso limite, è lo specchio di un mondo di abusi della legge 104 che ha nella scuola livelli allarmanti. Ma mettiamocelo in testa: a pagare il conto di questi “furbetti” sono i precari e gli alunni.

C’è un filo rosso, nemmeno troppo sottile, che lega Il prode professore di Lodi che mentre scaldava la cattedra di diritto di un paio di istituti della bassa padana,esercitava contemporaneamente la professione di avvocato in quel di Santo Stefano Calabro (Vibo Valentia) e l’esercito dei 700mila precari – 400mila in più rispetto alla media degli scorsi anni – che sta facendo domanda per qualche ora di supplenza per il prossimo anno scolastico.

C’è e non solo perché in entrambi i casi si legge in filigrana la parola ingiustizia. Ma perché la fame spropositata per lavori da fame di chi nella scuola – meglio: nel mondo del lavoro – ancora non ci è entrato è tale anche per gli scandalosi abusi e privilegi di una quota non marginale di persone che in quel mondo ci sono dentro, e ci sguazzano a proprio piacimento.

Vediamo di spiegarla bene. Il professore-avvocato lodigiano poteva permettersi di esercitare la sua doppia professione grazie a una legge del 1992, la celeberrima 104, che consente a chi è affetto da disabilità o a chi ha parenti disabili, di assentarsi dal lavoro per curarsi o per accudirli. Bene, nel caso di specie la disabilità era una “fastidiosissima” lombosciatalgia acuta, evidentemente curabile solamente nel tepore calabrese.

Caso limite? Non proprio. Perché se c’è un mondo in cui della 104 si abusa è proprio quello della scuola. Tanto per dare due cifre: tra professori e personale non docente, il 13% della forza lavoro ha una disabilità o un parente disabile da accudire, percentuale che nel settore privato scende magicamente all’1,5%. E che, in alcuni contesti, come nel personale non docente dell’Umbria e del Lazio arriva a superare addirittura il 25%. Misteri della salute umana.

La fame spropositata per lavori da fame di chi nella scuola – meglio: nel mondo del lavoro – ancora non ci è entrato è tale anche per gli scandalosi abusi e privilegi di una quota non marginale di persone che in quel mondo ci sono dentro, e ci sguazzano a proprio piacimento

Sono abusi cui non si riesce a porre rimedio, evidentemente. Il caso di Agrigentodello scorso anno, dove erano stati proprio gli insegnanti a lamentarsi degli abusi in un particolare istituto dove 70 docenti su 170 beneficiavano dei permessi, e dove il ministero aveva accertato casi evidentemente ben oltre il limite della decenza, annunciando una stretta sui “furbetti della 104” si è risolto in un nulla di fatto. Per il giudice, le anomalie non sussistevano. Amen.

Oltre al danno, la beffa, peraltro. Perché a parità di graduatoria, chi beneficia della Legge 104 ha la precedenza sugli altri candidati a una cattedra, ad esempio. E non ci stupirebbe se anche il professore/avvocato sia riuscito a mantenere la propria cattedra nonostante cinque anni di assenza anche in virtù di questo regalo legislativo.

Molto ci sarebbe da dire anche sui medici e sulle loro ricette facili. Ora il ministero dell’Istruzione vuole istituire un tavolo con il ministero della Salute e con l’Inps per mettere in atto una stretta sui criteri di attribuzione e sui controlli, ed è il minimo sindacale chiedere che la stretta sia vera e non di facciata.

Giusto, e i sindacati, in tutto questo? Ovviamente pronti a scagliarsi contro il sistema informatico del Ministero che va in tilt di fronte a una fiumana di domande di supplenze, chiedendo proroghe che finirebbero a far iniziare l’anno con organici non definitivi, andando a ledere il diritto allo studio, perché si partirebbe con gli organici non definiti (per la cronaca, mancano ancora sei giorni e solo ieri 200mila aspiranti supplenti si sono registrate). Mentre tutto tace, come al solito, sugli abusi e sui furbetti della 104. Viviamo in un Paese meraviglioso. E ovviamente, è tutta colpa dell’Europa.

Da:Linkiesta

 

Commenti

Commenti