Università prevale il carrozzone

 È venuto a trovarmi un mio amico che insegna all’università (di cui per pietà non farò il nome). Centomila cose mi hanno colpito nei suoi racconti dello stato dell’università (in generale e in particolare), ma una ha per me dell’incredibile: sono 500 docenti e hanno 500 dipendenti amministrativi. Come se in un’industria per ogni operaio ci fosse un  impiegato. Naturalmente con così tanti amministrativi la burocrazia é mostruosa e i tempi di risposta della medesima sono lunghissimi. Scatta poi anche un certo spirito di rivalsa nei confronti dei docenti, e quindi, se questi ultimi sono seri (si preoccupano di insegnare) o sono pigri (non si impegnano a combattere il moloch) alla fine sono gli amministrativi a comandare. Anche per un giochino sindacale: un amministrativo é illicenziabile, un professore é “mobbizzabile” o trasferibile. Quindi l’aria che si respira in questi atenei é molto pesante. Ancor più pesante il bilancio. Ergo soldi per la ricerca zero e l’altro grande tema (la dematerializzazione, ovvero la riduzione della carta a bit) ecco questo é il grandissimo nemico degli amministrativi. Di ogni genere e grado. Nello stato é uno spasso: si sono lanciate queste grandi campagne di dematerializzazione con tre risultati evidenti: a) si sono spesi tantissimi soldi con software house per fare le procedure informatiche,ma non sono state coordinate e quindi ora casini a gogò, b) sono aumentati i dipendenti dei ministeri molte volte non si vede, perché un ministero presta ad un altro e il prestante sostituisce con un precario, c) non é cambiato circa nulla, almeno per i mezzi profusi.  Quest’ultima cosa in grandissima parte per volontà politica e per ignoranza, letterale, dei capi in testa che sono abituati a stuoli di sottoposti e che li preferiscono ai computer, anche perché sui primi hai il brivido del potere che sui secondi non hai. Ritornando alle università: nessuno chiede niente, nessuno vede niente e chi si oppone o tenta di fare qualcosa agisce come un cospiratore (un carbonaro si sarebbe detto tanti anni fa). E tutto va allo sfascio, le competenze, le risorse, la vita di chi magari in quelle università vorrebbe studiare per un futuro  migliore. Tutto tace, noi ci diamo pace o al massimo ne parliamo sotto l’ombrellone.

 

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