Una scuola innovativa ci salverebbe

“La gallina volante” è un bel libro sulla scuola, scritto da un’insegnante che la ama e che la vede inesorabilmente affondare come il Titanic, ma senza la stupenda voce di Celine Dion. Con tanto freddo nelle ossa e tanto sgomento nel cuore. Ci sono bravi insegnanti a cui nessuno chiede mai come dovrebbe essere la scuola, che si vedono paracadutare riforme cervellotiche, scritte da chi non solo non ha mai insegnato, ma addirittura sembra non essere mai stato scolaro. Eppure, nonostante le riforme, le mille riunioni inutili e tutto il ciarpame che c’è oltre la didattica, la scuola riesce a sfornare eccellenze e buona qualità. Nel libro un personaggio sostiene che la scuola peggiora con l’aumentare degli studenti, non perché l’allargamento abbassi la qualità dei medesimi, ma perché, occorrendo più professori, la loro qualità media si abbassa. Può sembrare bizzarro, ma io concordo e aggiungo che gli studenti mal formati diventano a loro volta professori e quindi l’effetto è a valanga. E’ per questo che nel nord Europa si fa un gran parlare di PISA Studie, una specie di graduatoria complessa, che “fotografa” la qualità della scuola e degli scolari per le singole materie. In quei paesi un Ministro dell’Istruzione si dimette se si scende nelle relative classifiche. Da noi invece c’è l’Università ad anni, poi a semestri, poi triennio più biennio, poi di nuovo poliennale, però con i semestri. Una girandola ubriacante e formale, dai risultati drammatici: troppi corsi, cattedre e facoltà inutili, o con studenti in eccesso rispetto all’offerta del mercato e carenza di laureati in certe discipline.

Si potrebbero avere libri (o magari cd rom) splendidi, con richiami interattivi, lezioniallargate in videoconferenza, per confrontare esperienze e risultati in tempo reale. Si potrebbe studiare da casa e collegarsi con il professore per farsi dire quello che non si è capito, si potrebbe premiare il merito, dare opportunità reali a chi non ha mezzi, invece di laureare gente che ha potuto stare dieci anni sui banchi perché la famiglia aveva i soldi. Se restassimo agganciati al treno dei migliori, ci salveremmo, semplicemente con la scuola.

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