Il paradosso della scelta

Scelta Chiacchierando con una collega verso l’ingresso della mensa aziendale dell’ufficio di Shanghai, mi dice: “Questa mensa non è un granchè, però i ristoranti sono scomodi all’ufficio, quindi preferisco venire qui tutti i giorni”.

 

E poi aggiunge ridendo: no choice is the best choice. Ovvero, non avere scelta è la scelta migliore.

 

Prima di trasferirmi in Cina, ho vissuto a New York, la ‘patria’ delle opzioni. Il modello culturale dove libertà vuol dire scelta totale: di avere o meno le armi, di spendere i soldi in mille modi diversi e in buona sostanza, di aderire alla fine ad un modello consumista, dove per ogni prodotto o servizio esistono mille opzioni o varianti.

 

Ho avuto la fortuna di osservare questo modello e le persone. Poi ho avuto la fortuna che il professor Berry Schwartz, autore di un libro da me molto apprezzato “The Paradox of Choice” tenesse un corso come visiting professor nel mio master. E ho avuto anche l’occasione di uscire a bere una birra con lui e altri compagni a fine corso.

 

In sostanza quello che ha investigato è piuttosto semplice. E cioè che avere da scegliere tra 30 assicurazioni, 100 paia di jeans e via discorrendo, ci stressa. Non ci rende più felici.

 

La Cina sta rapidamente evolvendo verso un modello consumista. Ma rispetto a diverse altre nazioni asiatiche ha ancora una connotazione fortemente tradizionalista.

Così ti capita di incontrare una ragazza che a trentadue anni vive con i genitori, quello che guadagna lo passa a loro per avere una casa di proprietà, alle undici di sera deve rientrare a casa ed è stata in vacanza due volte in tutta la sua vita, una con il papà al mare in Cina e una a Tokyo. Non sembra che patisca di questo, non manca di curiosità, ma pensa a lavorare e non muore d’ invidia se qualche amica va in giro. Anzi, siccome Facebook è bloccato in Cina, non vede nemmeno altri postare foto di viaggi esotici. Probabilmente non ha fatto tante esperienze, però ha un sorriso innocente, ha raggiunto una posizione di sales executive, ascoltando un po’ di musica jazz in camera sua, è felice e non muore dietro l’ultima moda.

 

E’ priva di ambizioni? Vediamo. Sta contribuendo a pagare una casa, ha fatto la sua carriera, ha un secondo lavoro part time e in tutto questo ha mantenuto una sua forma di innocenza del vivere.

 

Certo, forse ha un po’ meno libertà e la libertà è un valore importante. Ma altrettanto importante è interrogarsi per cosa la stiamo utilizzando. Per ammalarci di shopping, diventare isterici verso l’ultimo status symbol, impazzendo fra scelte inutili, tranne quella del come vivere la nostra vita e rincorrendo l’opinione più alla moda – fra cui anche – quella di difendere coloro che attaccano con le armi i valori della nostra storia e cultura cristiana?

 

Se a questo devono servire le lotte che nei secoli abbiamo fatto per la libertà e le maggiori scelte, forse ha ragione il professor Schwartz… la scelta è davvero un paradosso.

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