Sull’ansa del fiume – V.S. Naipaul

cccc48a55b22484c0d591d99c373ec3a_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy Di Naipaul avevamo già segnalato in questa rubrica il bel romanzo “Il massaggiatore mistico”. Questo “Sull’ansa del fiume” è un vero capolavoro dello scrittore nato a Trinidad e naturalizzato inglese, che ancora una volta indaga sui perigliosi percorsi alla ricerca delle libertà individuali in contesti sociali e politici fragili e violenti.

Selim, il giovane protagonista, vive la sua infanzia e la sua adolescenza, sulla costa orientale dell’Africa, in una delle tante famiglie di origine indiana che vivono in quella regione dove coesistono da sempre anche immigrati dei paesi che le stanno di fronte in una sempre precaria condizione di “non-africani”. E proprio da questa condizione Selim è spinto verso l’interno del paese, dove il continente esprime sino in fondo le sue più profonde radici e la sua peculiare cultura, da cui egli è affascinato

E’ il movente per consentire all’autore di immergerci in un’Africa di cui possiamo avere un’immagine molto approssimativa, ma che che, dopo la lettura di questo romanzo, ci fa abbandonare impietosamente fotografie oleografiche e superficiali conoscenze di questa terra così martoriata.

Il periodo in cui si svolge la vita di Selim è quello in cui il continente è avviato lentamente ad uscire dalla esperienza coloniale, in mezzo al caos delle numerose tribù in lotta tra loro.

Si è identificato il paese di Selim con il Congo, dove egli assiste, prima in modo confuso, poi con dolorosa e crescente consapevolezza, l’ascesa al potere del Presidente Mobutu e della sua pretesa a costruire una dittatura tra le più feroci.

Selim raggiunge una città interna in cui ha deciso di vivere; vi apre un negozio “emporio” di merci le più svariate. La città è da sempre un crocevia di traffici più o meno leciti, tra i paesi ad oriente del continente (India in particolare) e il suo paese. La città è infatti adagiata sull’ansa del fiume che dà il titolo all’opera, e che finisce per essere la vera protagonista del nodo complesso tra la vecchia rete di tribù in disfacimento e il mutamento drammatico che, dalla capitale si irradia con subdola prevaricazione su tutto il paese.

Selim è un uomo giovane, assetato di novità e di qualche ambizione, ma incapace di cogliere fino in fondo i processi che lo stanno portando sempre di più verso uno stato di straniero in patria, mentre il potere si consolida in nome di una pretesa “Africa agli africani in nome del popolo” che in realtà è la conquista di un potere centralizzato e assoluto..

Ciò che rende il romanzo del tutto attuale è la capacità di Naipaul di accompagnarci attraverso i pensieri del testimone Selim, verso il suo lento e ineluttabile scivolare sempre di più nella condizione di” straniero” di senza patria e senza radici, la cui solitudine e sofferenza, lo costringeranno infine ad abbandonare la terra in cui, comunque era prima possibile la convivenza tra culture diverse, tra fedi diverse, tra esperienze vissute fino ad allora con naturale tolleranza

E’ quanto in questi ultimi anni sta accadendo a milioni di uomini, improvvisamente impossibilitati a convivere nei territori dove sono nati o dove hanno potuto mettere nuove radici, e che noi definiamo sociologicamente “flussi migratori”.

Ci dice Selim “La costa orientale non era Africa vera e propria, era un luogo arabo-indiano-persiano-portoghese, e noi che ci vivevamo appartenevamo in realtà all’Oceano Indiano. La vera Africa si trovava alle nostre spalle”.

E Selim decide dunque di abbandonare il suo villaggio, la sua famiglia, le sue amicizie, per andare a costruire il suo futuro, là dove L’Africa appare rappresentare la sua “autenticità”.

Per scoprire con crescente disillusione la verità: in cosa consiste l’ Africa autentica? Chi sono gli autentici africani?

Domande senza risposta, se si vuole, per qualunque paese del mondo nell’era della globalizzazione.

E tuttavia, questo continente è solcato da fermenti e mutamenti tumultuosi e drammatici più di ogni altra area geografica al mondo. Come nessun altro esso ha conservato una straordinaria varietà di vecchie e nuove tribù in strenua lotta di sopravvivenza di fronte alle forze dirompenti dell’assimilazione al modello unico globalizzato.

E ciò rende estremamente complessi processi di adattamento.

L’Africa è in realtà tante Afriche in permanente conflitto tra di esse e le rispettive identità .

E tutto è ben rappresentato dal fluire incessante di storie, vicende personali, desideri di stabilità,amicizie ed amori che scorrono come l’acqua di un fiume che se li porta via senza mettere mai le radici di cui avrebbero bisogno per consolidarsi

Naipaul, attraverso una prosa semplice, attraverso i pensieri spesso ingenui di Selim, attraverso sentimenti, conflitti, disastri naturali e magnifiche descrizioni di territori preservati da millenni, ora aggrediti dalla furia del “progresso”, ci racconta un continente di cui poco sappiamo e molto dobbiamo ancora conoscere.

V.S. Naipul ha ricevuto il Premio Nobel nel 2001,ha vinto un Booker Prize e un Jerusalem Prize.

 

“SULL’ANSA DEL FIUME” di V.S. Naipaul

(ed. Adelphi. pag. 327, euro 19)

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