Stramaccioni e un paese per vecchi

stramaccioniSoffocata dalla necessità più disperata, l’Inter ha dato la panchina al tecnico più giovane di serie A. E’ opportuno sottolineare che è comunque più vicino ai quaranta che ai trenta. La designazione è stata accolta dai più con scetticismo nella migliore delle ipotesi, o con una punta di ironia. Stramaccioni è in realtà un dead man walking, visto che gli è stato affidato un compito analogo a rimettere in piedi la Costa davanti al Giglio e proseguire la crociera e anche Moratti ha tra la righe affossato le sue chance di prosecuzione: “se le vince tutte..”. Come dire, opportunità a un giovane, ma opportunità fittizia.

L’obiezione generale è che il mister non abbia esperienza. Oddio, in teoria ha stravinto con le giovanili di varie squadre e a quanto ne so anche i giocatori con qualche anno in meno hanno due gambe ,due braccia e pure un cervello abbastanza simile ai titolari, quindi se uno sa insegnare calcio e comunicare a loro, per proprietà transitiva dovrebbe saperlo fare anche coi “grandi”. Ma qui non importa a nessuno. Meglio un coach d’esperienza – anche fallimentare – in grandi club. Noi abbiamo il mito dell’esperienza, sotto cui grattando un po’ troviamo la parola “anzianità”, ecco quindi che siamo imbottiti di politici da prima repubblica e manager affossatori seriali di banche e aziende.

Dal reparto geriatrico Rai, nel frattempo, i sempre(meno)verdi Italo Cucci e Giampiero Galeazzi si affrettavano a sottolineare che Stramaccioni ha un anno in meno del capitano Zanetti. Certo, capisco sia uno shock, in una gerontocrazia, che uno più giovane diriga uno più vecchio, anche se in ambienti dove si cresce per competenze o specializzazioni sarebbe normale. Cucci ha poi sottolineato che a lui le “guardiolate” non piacciono. Forse piacciono ai tifosi del Barcellona, visto che il citato Guardiola, partito dalle giovanili e senza “esperienza” ha dato vita al ciclo più vincente della storia del calcio. Ma capiamo le ragioni dell’idiosincrasia: la stessa logica potrebbe venire estesa infatti al giornalismo. Galeazzi, non pago, ha invece chiosato con una polemica contro la formula della Champions League: “come è possibile che Milan e Barcellona si incontrino quattro volte?”. Beh, intanto va tutto fratto due, dato che andata e ritorno esistono per tutti gli altri, quindi il numero di incontri è solo doppio rispetto alla norma. E infine: “sarebbe come se Federer, nel tennis, al Master incontrasse un altro tennista quattro volte”. E infatti, nell’ultimo Master, Federer ha vinto incontrando Tsonga due volte, nel girone e poi ancora in finale. E se il tennis fosse composto da andata e ritorno sarebbero state esattamente quattro. Forse i giovani non avranno esperienza, ma spesso sanno essere un po’ meno bolliti…

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