Siamo in guerra! L’ Occidente è sotto attacco? Il monito di Papa Francesco

Pope Francis waves as he leads the weekly audience in Saint Peter's Square at the Vatican February 18, 2015. REUTERS/Giampiero Sposito (VATICAN - Tags: RELIGION)

Sono a disagio quando ascolto persone, alcune delle quali si atteggiano volentieri a cattolici tutti di un pezzo, che sempre più spesso esprimono se non una loro aperta avversione , sicuramente una contrarietà , sia per qualche affermazione “ imprudente” secondo loro di Papa Francesco, sia per qualche incomprensibile omissione, specie con riferimento alle vicende drammatiche della violenza jihadista contro i cristiani, e sull’Occidente in generale..

Riferimento obbligato è la” lectio magistralis” di Papa Benedetto XVI a Ratisbona nel quale Papa Ratzinger lucidamente espresse il suo pensiero in merito agli islamisti che “ usano la spada e non la ragione”, dopo quanto accaduto a Padre Jacques sgozzato sull’altare nella Chiesa di Saint-Etienne du Rouvray, ci si attendeva, soprattutto da quest’ultimi, una reazione più ferma da parte della Chiesa con la voce del suo Pontefice.

Papa Francesco, invece, sull’aereo che lo stava conducendo a Cracovia alla Giornata Mondiale della Gioventù, reiterando la sua ben nota affermazione per cui “ siamo in guerra”, nella terza guerra mondiale, sebbene condotta in più tranches, ha con estrema durezza affermato che” siamo in guerra sì, ma non di religione”. La sua conclusione è perentoria: “ tutte le religioni vogliono la pace. La guerra la vogliono gli altri”.

Credo che con quest’ultima affermazione il dibattito sull’attuale conduzione della Chiesa Cattolica non mancherà di riservarci altre sorprese. Personalmente continuo a ritenere Papa Francesco un vero dono del Signore, offerto a una Chiesa smarrita e da un popolo di fedeli in crisi da molto più tempo di quello che è stato sin qui concesso alla responsabilità del gesuita argentino. Una crisi che finì con l’annientare anche le ultime strenue capacità di resistenza del grande teologo Papa Benedetto XVI, nel confronto del quale spesso i critici di Bergoglio lo mettono in indebita ed impropria contrapposizione.

Se il titolo stesso del Papa, “pontefix “ cioè, costruttore di ponti, anche nella situazione drammatica che ha visto negli ultimi anni il sacrificio di migliaia di cristiani in varie parti del mondo, quasi sempre per la mano di estremisti in maggioranza ispirati da una lettura faziosa dei testi coranici, costituisce la premessa ontologica dell’agire papale, non si comprende quale alternativa concreta i critici di Bergoglio saprebbero avanzare?

La guerra di religione? E con quali truppe? Ci sono crociati disponibili nelle Chiese sempre meno frequentate, con vocazioni sempre più flebili, e con lo stesso associazionismo cattolico che permane in Italia, come nel resto d’Europa, in grave crisi di orientamento e di organizzazione? Che per me è stato l’elemento propulsivo, il coagulo di base, di quello che Paolo VI, pensando alla chiesa “ comunità “ del Concilio, vedeva la Chiesa come “ Madre e Maestra “.

Al di là delle facili reazioni, espressione più della rabbia e della frustrazione, andrebbero meglio considerate le ragioni più profonde che sono alla base dell’attuale situazione di crisi nei rapporti internazionali, entro i quali si pone la questione dello stesso stato islamico dell’ISIS e delle suoi tentacolari manifestazioni più o meno organizzate a livello mondiale.

Quello che continua a rimanere sottotraccia – scriveva Fabio Polettini su “ Insiene nel web “- è l’analisi del disegno sottostante a questi atti di sangue. Esiste una strategia? A cosa è diretta? A che cosa si mira seminando terrore che danneggia il turismo e le economie, in primis, degli stessi paesi musulmani coinvolti? Si mira alla destabilizzazione del medio oriente da parte, questa volta, di alcuni stati di quell’area? O di certi settori di quegli stati, la cui leadership è a base di potenti clan tribali ? “.

Con il progressivo disimpegno degli Usa, nuovi attori stanno riempiendo quel vuoto. La Russia è intervenuta per non vedersi esclusa dal mediterraneo, per controbilanciare la perdita dell’Ucraina, per mitigare le sanzioni e, probabilmente, per affrontare il tema del prezzo del petrolio- di cui è grande produttrice ed esportatrice- tenuto artificialmente basso dall’ Arabia Saudita. Ma quest’ultima, coi suoi alleati e l’Iran conducono un confronto duro e diretto sia in Siria, che in Yemen, che in Iraq. Ecco, è in questo assetto di nuovi equilibri che deve essere inquadrato , con il ruolo dell’Isis e le sue ambizioni territoriali, nonché la sua origine.

Senza disturbare un qualche “padre della chiesa “ o “ pensatore cattolico “ per capire l’origine di questa situazione, che a dir poco è oggettivamente molto ingarbugliata, forse non sarebbe male riprendere in mano un recente libro di un sociologo italiano, “ L’ Occidente e i suoi nemici “, di Luciano Pellicani,già professore della Luiss “Guido Carli “, molto conosciuto a livello internazionale ,che ha messo in evidenza un fenomeno che a molti studiosi era sembrato definitivamente estinto: l’odio contro l’Occidente. Da quello dei popoli sottoposti al servaggio coloniale fino alla rivolta intellettuale e morale contro il mondo moderno, che si sono registrati proprio in Europa, dal cui grembo sono scaturiti movimenti rivoluzionari di massa – comunismo, fascismo, nazismo – animati dall’intenso desiderio di fare tabula rasa della civiltà liberale.

Ecco anche da qui si dovrebbe riflettere, se non si vuole ridurre la nostra critica a formule prive di fondamenta . Credo che il Papa e la Chiesa abbiano l’intelligenza e gli strumenti di analisi e di verifica più che efficaci per assumere, con sano realismo e la fedeltà ai valori di riferimento essenziali, le scelte più opportune in questa fase complessa e, per certi versi, drammatica della vita sul nostro pianeta.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.