Seicento fiorentino. Allegorie sacre e profane a New York

M010-12Moretti Fine Art presenterà, presso la galleria di New York (24 East 80th Street, dal 1 al 18 maggio), la mostra Seicento Fiorentino: Allegorie Sacre e Profane, accompagnata dal catalogo scritto e curato da Francesca Baldassari che vanta un riconoscimento internazionale per la sua esperienza sulla pittura toscana del Seicento e del Settecento.

A New York una mostra dedicata al Seicento fiorentino conta un unico, prezioso precedente: l’esposizione del 1969 tenuta nel suo museo più straordinario di pittura antica, il Metropolitan Museum. Rispetto a quella mostra le conoscenze sulla pittura fiorentina del Seicento appaiono molto progredite.

Oggi sono note le peculiarità di quella scuola, unica ed originale nel saccheggiare il mondo della musica e del teatro per creare le sue pitture più belle. Non è un caso che due capolavori presenti in questa mostra, l’Orfeo di Lorenzo Lippi e l’Apollo di Cesare Dandini, rimandino alla sfera musicale. Tra i dipinti desunti dai poemi cavallereschi la mostra presenta un vertice di Simone Pignoni: Rinaldo impedisce il suicidio di Armida tratto dalla Gerusalemme Liberata del TassoPignoni.

La mostra non manca di sottolineare anche tutte le altre tendenze importanti del Seicento fiorentino: quella delle mezze figure allegoriche (attestata dalla presenza dell’Allegoria della Scultura di Francesco LupiciniLupicini e dell’Allegoria dell’Astronomia di Giovanni Martinelli), quella della linea purista degli anni Quaranta in un capolavoro del suo antesignano e campione, OttavioVannini (Susanna al pozzo con le ancelle), nonché la “corrente giocosa o burlesca”importata a Firenze dai fratelli Taddeo e Federico Zuccari, con l’eccezionale Burla del piovano Arlotto di JacopoVignali.

Spicca poi un giovanile capolavoro religioso(L’angelo custode) del cattolicissimo Carlo Dolci, un pittore molto apprezzato in America, paese che segue l’Inghilterra per numero e qualità di opere conservate dell’artista, con l’ovvia eccezione di Firenze che ancora custodisce i numerosi dipinti commissionati direttamente dalla famiglia granducale dei Medici.

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