Se palpare una donna in bus o masturbarsi al parchetto non è reato, Rimini diviene conseguenza -Mauro Bottarelli

 Penso che, per un uomo, sia uno degli incubi assoluti: dover assistere, impotente, allo stupro della tua donna. Sia essa moglie, fidanzata, sorella o amica. E’ un qualcosa di annichilente, devastante: puoi reggere alle botte, al furto, financo alla tortura. Ma quello è qualcosa che, temo, chi l’ha subito non potrà mai dimenticare. Mai. Non è un caso che un visionario dell’estremo e un terrorista dei generi come Stanley Kubrick inserì questo crimine perverso come architrave dell’intera struttura narrativa di “Arancia meccanica”, lo stupro nella casa di campagna che diviene motivo scatenante della carriera criminale del drugo Alex e, nella seconda parte del film, motivo di redenzione/espiazione forzata, fino al patto col diavolo dello Stato che tutto assolve e tutto nega, se serve.

E c’è qualcosa di strano nell’atrocità compiuta da un branco di bestie a Rimini: c’è un caso clamoroso di vedo non vedo poliziesco-mediatico. Al netto che ogni giornale ha la sua versione riguardo il rapporto tra i due giovani polacchi (sposati, fidanzati, solo amici) e non dovrebbe essere difficile arrivare a una sintesi, essendo i due in grado di parlare e avendolo fatto con inquirenti e psicologi, avrete notato come vi siano alcune certezze e un fantasma che si aggira: erano quattro, pelle olivastra ma non nera, parlavano inglese stentato. Fin qui, la sorta di identikit della coppia. Poi sappiamo altre due cose, per certo: erano ubriachi e drogati. Lo ha confermato, indirettamente, la 26enne polacca, quando ha confermato che “si comportavano come belve impazzite”. Ecco cosa ha rilanciato ieri alle 16.57 l’agenzia ANSA, quando ancora non era stato reso noto il particolare della seconda violenza sessuale del gruppo, quella su un trans peruviano incontrato lungo la tangenziale:

“Gli autori dell’aggressione dello stupro erano, spero di non essere smentito dalle indagini, reduci da una notte di sballo con abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti. Lo ha detto all’ANSA il questore di RIMINI, Maurizio Improta, che oggi, dopo un’estate tra le più sicure degli ultimi anni, si trova di fronte ad un caso viceversa tra i più odiosi per circostanze e vocazione del territorio: stupro di gruppo e rapina in spiaggia”. Ora, per chi non conosce la storia di Maurizio Improta dirà poco ma, al contrario, chi ne ha seguito la carriera, sa che è uno dei poliziotti più bravi ed esperti in assoluto del nostro Paese. In assoluto, ripeto. Perché uscire con una frase del genere, quando di fatto le indagini era in pieno corso e la scientifica era ancora in spiaggia a cercare residui di DNA sul luogo dello stupro?
Io ho un’unica spiegazione e risiede nel fantasma di cui vi parlavo prima, quello che aleggia tra le poche certezze del caso: la nazionalità o etnia delle quattro bestie in azione. Alcuni media parlano apertamente di un gruppo di maghrebini, altri sono più cauti e parlano di “probabili stranieri”, altri come il sito di “Repubblica”, non solo non menzionano il particolare ma hanno visto il caso passare da prima notizia dell’homepage stamattina e settima, ottava a metà pomeriggio di oggi. Domani, forse, sarà sparito. Si ha paura di dire che sono stranieri, forse? Ma, soprattutto, si ha qualche sospetto più specifico, dato da precedenti in zona o dai filmati delle telecamere e non lo si vuole dire?

Solitamente, la polizia usa i media per diffondere particolari “tranquillizzanti” per portare i presunti responsabili ad abbassare la guardia, a tradirsi per eccesso di fiducia: ad esempio, se so al 90% che sono italiani, chiedo alla stampa di spingere la versione degli assalitori stranieri, tanto per vedere se qualche pesce abbocca perché certo di averla fatta franca. Fosse così, però, non avremmo la versione al riguardo così in ordine sparso: per qualcuno sono maghrebini, per altri forse stranieri, per altri ancora apolidi. Ripeto, questa è solo una mia impressione, quindi ontologicamente fallace. Tanto fallace che, magari, mentre state leggendo, verrà annunciato dalla tv l’arresto del branco e potrete anche smettere di dedicarmi il vostro tempo. Parole in libertà. Ma Improta che esce con quella frase, mentre ancora tutto è avvolto nel ricordo devastante e devastato dei due turisti polacchi, mi è sembrato strano. Mi è sembrata una frase “imposta”.

E non perché il questore di Rimini sia uomo che si fa tappare la bocca o preconfezionare le versione, bensì perché un atto così barbarico necessita di decantazione mediatica: pena, la rivolta della gente, già esasperata. Sono giorni caldi, dopo i fatti dello sgombero di piazza Indipendenza. E’ un attimo associare a straniero qualsiasi nefandezza e a far esplodere un cortocircuito: magari sono davvero maghrebini e magari si sa anche dove sono ma un arresto e un annuncio domenicale avrebbero sortito un effetto mediatico ed emotivo nell’opinione pubblica che un fermo di martedì, quando la gran parte della gente è tornata al lavoro e segue meno i media.

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