Se essere mappati e schedati diventa più pericoloso del virus

Ammetto di provare un certo disagio, come in un film di fantascienza, quando mi reco al supermercato di questi tempi. Prima devo esibire il mio documento identificativo di Singapore, poi una specie di body scanner, in modo silenzioso, invisibile, mi misura la temperatura. O magari qualche altro dato corporeo, chi lo sa. Del resto dalla mia espressione facciale, un’intelligenza artificiale potrebbe facilmente riconoscere il mio stato d’animo, per esempio.

Il mio condominio, così come gli esercizi commerciali attivi, richiedono una app con cui il visitatore deve validare l’ingresso e l’uscita. In barba alla privacy. Insomma, mentre nelle aziende faticosamente sparivano i mefitici ‘cartellini’, dall’altro lato ecco che introducevamo il check-in digitale persino per l’idraulico e l’amante che entra di straforo. Inoltre il governo ha subito creato un’app per il tracciamento dei contatti, che per ora non è chiaro se sia obbligatoria, ma si sa, le libertà vanno sottratte poco a poco e in modo graduale, così fa meno rumore. Perciò meglio partire dal facoltativo.

Il governo di Singapore ha anche annunciato che dopo giugno non torneremo alla normalità. Sarà un processo graduale, ma guarda caso, ciò che in questa gradualità andrà mantenuto sono proprio queste app e questi controlli. Inoltre ci informeranno se verrà introdotto anche un braccialetto elettronico o un gadget simile. Sì avete capito bene. Come una mandria.

Ora, se Singapore può permettersi un livello di controllo più estremo, così come la Cina e il suo social rating system che già prima del Covid ricalcavano la serie Black Mirror in modo inquietante, è ancor più inquietante come le cosiddette ‘democrazie’ occidentali stiano impiegando misure di fatto dittatoriali nel plauso generale della popolazione e che spesso siano proprio i governi non democratici a venire presi a modello di ‘efficienza’ in questa fase.

La situazione ricorda molto da vicino l’undici settembre. Anche a quell’epoca ci fu evento traumatico, la diffusione della paura di una minaccia quale il terrorismo, che proprio come il Covid19, nei numeri è minoritaria. Certo, senza misure di contenimento il Covid19 poteva deflagrare maggiormente, ma sarebbe restato probabilmente una causa di morte inferiore per esempio all’alcol, al tabacco, sostanze che gli Stati addirittura promuovono, o agli infarti, diffusissimi per esempio negli USA, nazione non certo impegnatissima in una battaglia contro le schifezze che le multinazionali mettono sui piatti dei cittadini. Insomma, forse per salvare più vite, sarebbe più efficace fare un lockdown dei McDonald’s permanente che quello di un mese di una intera nazione quando c’è il virus.

A seguito dell’attacco alle torri gemelle, ci furono sì un paio di guerre fasulle per trovare armi nucleari che non esistevano e materie prime che invece esistevano eccome. Ma quella non fu la conseguenza principale. Ciò che accadde fu un massivo aumento della sorveglianza globale, sotto il nome della sicurezza. Come oggi, ci indussero a barattare privacy per sicurezza e, vittime della paura, digerimmo leggi e misure che in situazioni normali avrebbero generato rivolte di piazza di proporzioni epocali.

Così ci ritrovammo aeroporti con più controlli di una base militare, i quali non furono mai riportati allo stato originale anche dopo che la minaccia terroristica è sparita dai giornali, città tappezzate di telecamere, scansioni di impronte digitali e retina, e algoritmi in grado di spiare i nostri telefoni, mail e pc alla ricerca di qualsiasi segnale sospetto. E in che misura questo grande orecchio violasse la privacy e i diritti fondamentali dei cittadini americani, senza alcun rispetto delle regole, lo sappiamo solo grazie al fatto che Edward Snowden e’ riuscito a raggiungere Hong Kong prima che la CIA lo acciuffasse. Altrimenti temo che l’unico articolo su Snowden che avremmo trovato sul giornale sarebbe stato un trafiletto su un consulente della Booz Allen Hamilton morto ‘suicida’.

Dall’undici settembre a oggi, inoltre grazie all’ascesa di Facebook, Instagram, i telefonini Apple con riconoscimento facciale, GPS, i nostri dati comportamentali e preferenze sono ormai completamente pubblici. Fagocitati 24 ore al giorno da giganti intelligenze artificiali in grado di proporci una pubblicità al momento giusto, dopo aver anche solo pensato che volevamo quel prodotto.

E allora a che servirebbe un ulteriore livello di sorveglianza? La possibile risposta ce la fornisce, in un articolo sul Financial Times, Yuval Noah Harari, professore universitario e autore di numerosi bestseller quali Sapiens e Homo Deus.

Nell’articolo ci parla di quella che definisce “sorveglianza sotto pelle”:

Se sai che clicco sul link della Fox o della CNN, puoi capire qualcosa del mio orientamento politico. Ma se puoi monitorare cosa accade al mio corpo, temperatura, pressione sanguigna o battito cardiaco mentre guardo quel contenuto, puoi sapere esattamente cosa mi fa ridere, piangere o arrabbiare. Perché le emozioni sono fenomeni biologici proprio come una tosse, e quindi la stessa tecnologia può identificare entrambe. Se i Governi e le multinazionali cominciano a raccogliere in massa i nostri dati biometrici, possono arrivare a conoscerci molto meglio di noi stessi, e possono predire le nostre emozioni, ma anche manipolarle per venderci qualsiasi cosa: sia un prodotto che un candidato politico. Il monitoraggio biometrico renderebbe le tattiche di Cambridge Analytica una cosa da età della pietra.

Certo potrete dire che queste misure sono temporanee per fronteggiare l’emergenza. Ma la storia ci insegna che queste misure hanno la brutta abitudine di non andarsene nemmeno dopo le emergenze, specie se c’è sempre la possibilità di una nuova emergenza all’orizzonte..”

Parole molto chiare che confermano una direzione, se non un disegno, che progredisce  in modo sempre coerente dopo ogni crisi o trauma. Io non posso dire se queste crisi o traumi siano stati creati ad hoc, o piuttosto cavalcati. Ma in entrambi i casi, vedo tutti troppo distratti. La vera caccia all’oro segreto, non era il petrolio in Iraq, sono i nostri dati. Per trasformare l’essenza di ciò che ci rende umani, in una sequenza prevedibile di zeri e di uno. Ed una volta completamente mappati diventeremmo non come i topolini di Skinner, peggio, saremmo come Siri dell’iphone.

Forse di questo, ancor più che dei virus e del terrorismo, dovremmo avere una grande paura.

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