San Pietro – Ernst Junger

san_pietro E’ stato finalmente pubblicato in queste settimane da un editore minore e con l’ottima traduzione di Alessandra Ladicicco, questa vera perla delle tante scritte da uno uno dei massimi scrittori tedeschi,

Ernst Junger, peraltro stranamente poco letto nel nostro Paese.

Lo scrittore di Heidelberg, morto nel 1998, ebbe una vita davvero avventurosa e intensa, che lo vide, tra l’altro, partecipare con onore alle due guerre mondiali, nonché diventare amico di due personaggi del calibro del filosofo Martin Heidegger e di Mircea Eliade.

Egli fu in particolare un grande entomologo.

Ed è su questo suo inesausto amore per questa scienza che viene spinto a visitare per la prima volta nel 1955 l’isola di S. Pietro, con la sua bella cittadina di Carloforte, ormai meta ambita di tutti coloro che amano questo incantevole angolo di Sardegna, alla ricerca di un insetto unico al mondo che si chiama “Cincidela campestris saphirina” .

Non lo troverà mai. Ma una sorta di malia lo trascina in quest’isola dove trascorrerà le sue vacanze per decenni, sino al 1978.

D’altronde le isole lo affascinano da sempre e l’incipit di quest’opera inizia proprio con una notazione fulminante “Di isole si potrebbe raccontare molto e nel farlo l’inizio riesce più facile della fine”.

Con una scrittura davvero degna della grande letteratura, e in poche pagine che hanno la densità necessaria, l’autore riesce a trasmetterci l’anima più profonda di questo curioso mondo popolato da secoli da genovesi abitanti nell’isola di Tabarka sulla costa tunisina, costretti a lasciare quella terra per sbarcare in quest’appendice sud-occdentale della Sardegna, portando con sé lingua, usi e costumi della loro patria d’origine per conservarli nel tempo con geloso amore, in nome di una loro autonomia irrinunciabile.

Chi ha visitato almeno una volta Carloforte e l’isola lo sa bene.

Con pochi tratti di penna, ci troviamo immersi in questo mondo che, in quegli anni non ancora attraversati dai numerosi turisti che oggi vi si recano, catturava il visitatore proprio per questa prepotente identità dei suoi abitanti e per l’orgoglio rinnovato a conservarne la specificità. Junger ci prende per mano e ci conduce sulle maestose scogliere spalancate su un mare luminoso e cristallino, sui campi trasformati da mani di liguri infaticabili; ci immerge in riti e usanze popolari; ci fa udire in un dialetto melodioso; ci coinvolge ne tranquillo vivere che si svolge tra i viottoli e la piazza sul porto della cittadina, dove tutti si incontrano, dove tutti si conoscono, dove nascono gli amori e si parla di piccoli affari da pattuire.

Ci avverte “Da queste parti non si è ancora estinta del tutto la consapevolezza che l’ospitalità rientra nel decalogo dei comandamenti sacri”.

Ma le pagine davvero straordinarie Junger ce le regala quando si attarda a descriverci minuziosamente “la mattanza”. L’isola è stata da sempre uno dei passaggi dei tonni che abbandonano l’oceano per solcare il Mediterraneo. E proprio nel canale che divide S. Pietro da una delle sue piccole isole che le stanno intorno, avveniva, sino a qualche tempo fa la cattura di quei grandi pesci, con una elaborata operazione frutto di secoli di esperienza e di astuzie, chiamata appunto la mattanza.

Si trattava di uno spettacolo davvero emozionante e che coinvolgeva tutta la popolazione dell’isola per le varie fasi che implicava: dalla loro cattura, all’uccisione, alla produzione della prelibata carne.

Ebbene Junger segue tutte le fasi di questa mattanza da una imbarcazione su cui si fa ospitare e ci rimanda quell’avventura, coinvolgendo il lettore fino a fargli sentire gli odori, le fatiche dei pescatori, l’impressionante armonia dei loro gesti, il lento morire dei tonni impediti di trovare vie di fuga una volta imprigionati nella “camera della morte”

Neppure le immagini di documentari sulla mattanza, né brandelli di racconti uditi nell’isola mi avevano dato una impressione così viva di quell’antico rito.

Un piccolo capolavoro per buongustai della lettura.

Ernst Junger è morto alla bella età di 103 anni. Sterminata la sua produzione letteraria. Citiamo qui il famoso ” Tempeste di acciaio” del 1920, “Al muro del tempo” del 1959, “Il contemplatore solitario” del 1995.

 

” SAN PIETRO” di Ernst Junger

ediz. Fausto Lupetti, pag 67, euro 15)

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.