Ribollita

ribollita Come piatto gastronomico può piacere, come misura di governo fa schifo. Il povero 3monti ne sentì di tutti i colori per aver proposto i tagli lineari. Ora il pavoncello scherzoso non ti va ad inventare la stessa cosa, con un nome diverso? Ribollita, appunto. E non c’è niente da fare, il massimo che questo sistema politico può partorire sono solo i tagli lineari. Per due ragioni, perché scontentano tutti e quindi alla fine si applicano circa no. Risultato: grande annuncio di Grandi Risultati. Effetto sull’ elettorato: incazzatura, ansia, infine sollievo quando ci si rende conto che niente viene mosso. Soprattutto dove si giocano i destini delle elezioni nazionali: il Sud. Dalle altre parti la variazione di schieramento è moderatamente stabile, se si considera sistemico il voto di protesta del M5S e il travaso tra FI e Lega. Quelle che decidono davvero sono Sicilia, Campania, Puglia e Calabria, quindi Nessun Futuro Governo si può alienare queste regioni. L’esempio lampante è la Sicilia. Viene governata da Crocetta, che non sa neppure lui a che partito appartiene e quale sarà la sua maggioranza domani. Tendenzialmente si definisce, o viene definito di sinistra, ma questo non confligge con il fatto che quella regione abbia un numero esorbitante di impiegati pubblici, un numero stravagante di dirigenti pubblici, di enti pubblici, di piloni solinghi e di strade crollanti. Governa da anni, ma risultati, nel senso di numeri, pochini. La dimostrazione? Facile, quando qualcosa va nella strozza della Mafia, questa si fa sentire, oggi come oggi, sfogliando i giornali si fa fatica a trovarne traccia. Se tutto tace, il mondo si dà pace. E queste decine di migliaia di imbecilli che a vario titolo appartengono al mondo della politica e che si atteggiano a sapienti, come unica ricetta di governo hanno la ribollita. I tagli lineari. Con buona pace di una spending review che da noi va molto alla partenza, ma che poi non arriva mai e lascia le siringhe siciliane a cento volte il costo di quelle lombarde. Ma si promettono miliardi e se non li fermiamo sarebbero miliardi di miliardi, ce la canteranno e ce la suoneranno su tutti i palchi estivi delle varie feste a vario titolo. Staranno non ai tavoli, ma su comodi divani, non avranno giacche e cravatte, ma più democratiche camicie colorate con un cachemirino sulle spalle, qualcuno azzarderà addirittura il mocassino senza le calze. Tutto look, nel caldo imbalsamante e nell’odor di fritto conturbante. Poi le piogge di fine agosto raffredderanno gli entusiasmi, gli zeri caleranno e dai miliardi arriveremo alle decine di migliaia. E noi ci sentiremo rassicurati per aver perso meno di quello che ci aspettavamo. Ma prima o poi suonerà la sveglia e saranno incubi.

 

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