Perchè tiferò per il default dell’Italia

Ho deciso che tiferò per il default dello Stato italiano. Non voglio fare l’antinazionalista, ma in fondo è quello che meritiamo e sono arrivato al punto di credere che non esiste altra soluzione per svegliare questo popolo dall’abulia.

Mi trovavo negli Stati Uniti nei giorni in cui imperversava il dibattito sulla decisione di alzare il limite del debito. Le televisioni erano piene di talk show interessanti (non parliamo di Vespa e Vinci) e ai cittadini veniva chiesto chiaramente di fare sacrifici e spiegato quali. Non ho visto urla, siparietti e marchette, ma professionisti in giacca e cravatta che spiegavano chiaramente ai cittadini le possibili conseguenze della crisi e in concreto a cosa avrebbero dovuto rinunciare riguardo alla casa, alle ferie, all’auto, all’istruzione per i figli. E i sacrifici venivano richiesti a tutti, in forme diverse, ma a tutti.

Gli americani sono un popolo che dialoga, che si confronta. Se entri in un pub in due ore conosci tutti, conosci le loro storie e le loro opinioni. Sono una nazione pur essendo un mix razziale e un crocevia di gente da ogni angolo del globo. E sono una nazione di persone a cui interessa conoscersi, capirsi e anche valutarsi, per questo sono il paese delle opportunità. Poi ritorni in Italia e assisti all’aperitivo delle sei come niente fosse, occhiali da sole dopo il tramonto, mamme travestite da zoccole (o forse dovremmo dire il contrario?), trentenni indebitati che offrono champagne e fanno i conti su come andare a Formentera mentre tutto va a rotoli, bellamente inconsapevoli di stare saltando per aria, con un sistema pubblico che fa vergogna e insulta i lavoratori con la “l” maiuscola e una corruzione dilagante in ogni regione.

Gli Italiani sono un popolo che non dialoga e non si confronta. Se entri in un pub non ti fila nessuno e della tua storia di vita gliene frega un quinto del tuo abito firmato. Non esiste meritocrazia, ma solo legami corti, dalla parentela all’amicizia stretta e poco più. E tutto si ottiene così, dal lavoro, alla fidanzata, fino al favore personale o la multa cancellata. Siamo il popolo del “conosco”, del “tengo l’amico”, del “ti presento” perché sembra vietato presentarsi da soli, siamo il paese delle “non opportunità”.

Per questo tiferò per il default. Perché l’Italia non è una società, è un insieme di gente che si fa gli affari propri, che cerca di fregare il prossimo ogni volta che può ed ha una classe politica che ne è la perfetta rappresentazione. L’Italia non si salverà non perché ha i debiti, ma perché non ha un’anima. Non è più una nazione fatta di persone vere, persone che vogliono conoscersi, affrontare la vita insieme, parlare, sacrificarsi e alla fine festeggiare. E’ un’accozzaglia di marionette, figuranti, comparse addormentate in cerca di un istante di notorietà, che non si rendono conto di ballare sull’orlo del baratro. E allora forse, hanno bisogno di precipitare.

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