Ognuno ha il proprio sentiero

Sentiero_del_venda Ricordo le parole di un giovane ma esperto maestro di Boston, prima di iniziare un workshop di yoga: “Ci sono due modi di praticare. Uno è partire dall’idea che sono imperfetto, sono debole e ho bisogno di praticare per fortificarmi. Praticare in questo modo può offrire qualche istante di soddisfazione, per esempio quando mi guardo allo specchio e una certa postura mi riesce bene, oppure quando l’insegnante mi dà un riscontro positivo. Ma quei pochi momenti scivolano via rapidamente e non resta che una costante rincorsa. Oppure vi è un secondo modo. Ed è partire dall’idea che io sono perfetto e bellissimo così come sono. E pratico perchè voglio fare qualcosa di buono con questo corpo. Durante questo seminario oggi, decidete in quale dei due modi volete praticare”.

Chiaramente il messaggio non è limitato al seminario. E’ un modo di praticare l’intera vita. Una scelta da compiere nuovamente in ogni istante, che fa la differenza per noi stessi e per tutti gli altri. Come sto praticando in questo stesso momento?

In queste cose, la comprensione intellettuale non serve granchè, la conoscenza si acquisisce con la pratica, altrimenti basterebbe un libro di etica a creare un santo. Così è facile dimenticare, poi ritrovarsi e poi riperdere l’equilibrio in una danza costante.

Un giorno a Barcellona mi sono recato in un centro yoga e ho provato due lezioni diverse di Ashtanga Yoga e Kundalini Yoga. Durante una delle posture dell’Ashtanga, l’insegnante mi ha offerto una corda per meglio assumerla, e la reazione della mente è stata quella di sentirsi profondamente umiliata. Come è possibile ancora dopo tanti anni di pratica, avere così poca flessibilità in certe posture?

Così per diversi minuti è prevalso un senso di svilimento e rassegnazione, l’idea che nonostante l’allenamento non sto approdando a nulla. Purtroppo la nostra società è talmente improntata al raggiungimento e al successo, che la nostra mente è plasmata solo a vedere il risultato. Si va nelle palestre per diventare grossi, e se serve troppo tempo, allora via di proteine e steroidi. Si pratica qualcosa per specializzarsi e ottenere risultati, certificazioni, voti, denaro. O forse esiste un secondo modo? “Partire dall’idea che sono bellissimo e perfetto e pratico solo perche’ voglio fare qualcosa di buono”.

Così quella postura scomoda si è trasformata in un piccolo dono, nello sbattere sui limiti del corpo sta la lezione. Mi è stato più chiaro che ognuno ha il corpo che ha, e la mente che ha, con i limiti e le rigidità che ha, perchè quella è la strada che deve percorrere. Ho condiviso stanze con altri meditatori per giorni e ognuno attraversava i propri sentieri spinati e strade scoscese o valli. C’è chi lottava col dolore fisico di una postura e chi magari in perfetta immobilità lottava con i pensieri e chi ancora provava sensazioni gradevoli. Non c’è qualcuno più avanti o indietro, livelli o gerarchie. Ognuno ha il proprio sentiero.

E nel percorrerlo, l’apprendimento non facile è proprio percorrerlo senza alcuna idea di meta. Per questo forse il Buddha disse: C’è il Sentiero, ma nessun viandante che lo attraversa.

 

 

 

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