I nuovi cardinali che ha in mente Francesco

jpg_1350692 CITTÀ DEL VATICANO, 3 gennaio 2014 – La notizia ufficiale è che il 22 febbraio papa Francesco creerà i primi cardinali del suo pontificato. Questo significa che almeno un mese prima di quella data egli renderà pubblica la lista con i nomi degli ecclesiastici che riterrà degni di ricevere la porpora.

Quello di creare nuovi cardinali è un atto personalissimo del papa, con il quale può tra l’altro condizionare la scelta del suo successore.

Anche per questo c’è molta curiosità su quali saranno le scelte di papa Francesco.

In passato si potevano fare delle previsioni con discreta possibilità di indovinare almeno una buona parte dei nuovi porporati. Bastava individuare quali titolari di uffici ecclesiastici di consolidata “tradizione cardinalizia” – sia in curia che nella guida di determinate diocesi – fossero ancora privi della porpora, e il gioco era fatto.

Ma con papa Francesco, che ha fatto della sorpresa una delle sue caratteristiche di governo, le previsioni sono molto più incerte.

Cominciamo dai numeri.

Al 22 febbraio i cardinali elettori, cioè con meno di 80 anni, saranno 106. Le porpore disponibili saranno quindi 14, ammesso che papa Francesco rispetti la norma introdotta da Paolo VI e ribadita dai successori che fissa in 120 il numero massimo di cardinali votanti.

Un altro cardinale, Dionigi Tettamanzi, compirà comunque 80 anni il 14 marzo ed è quindi possibile che i nuovi cardinali siano 15, visto che in questo caso il tetto verrebbe superato di una sola unità e per soli venti giorni. 

Oltre a Tettamanzi, altri 32 porporati compiranno 80 anni entro la fine di aprile del 2017. Ciò significa che papa Francesco nei primi quattro anni di pontificato potrà creare complessivamente almeno 47 nuovi cardinali, più di un terzo del collegio degli elettori del vescovo di Roma e pochi meno dei 53 creati da Benedetto XVI e dei 20 scelti da Giovanni Paolo II che comporranno la rosa dei cardinali con diritto di voto in quel momento.

Veniamo ora ai nomi.

Tra i 14 o 15 nuovi cardinali è difficile pensare che i curiali saranno più di 4 o 5. In prima fila ci sono ovviamente gli arcivescovi Pietro Parolin, Beniamino Stella e Lorenzo Baldisseri, i tre diplomatici che papa Francesco ha promosso rispettivamente alle cariche di segretario di Stato, di prefetto della congregazione per il clero e di segretario generale del sinodo dei vescovi.

Baldisseri non ricopre un incarico di per sé cardinalizio, ma è considerato già “cardinale a metà” da quando il neoeletto papa gli pose sul capo la propria berretta cardinalizia nella Cappella Sistina, dove si trovava in qualità di segretario del conclave, tra gli applausi dei porporati elettori.

Sempre in curia, la porpora dovrebbe poi toccare al prefetto della congregazione per la dottrina della fede, il tedesco Gerhard L. Müller. Mentre appare più incerta la porpora al domenicano francese Jean-Louis Bruguès, che pur ricoprendo l’incarico tradizionalmente cardinalizio di archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa potrebbe saltare il turno anche in virtù dei dissapori avuti, quand’era segretario della congregazione per l’educazione cattolica, con l’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio, riguardo la nomina del rettore dell’Università Cattolica di Buenos Aires.

Sistemata così la curia, rimarrebbero quindi 10 o 11 berrette da assegnare ad altrettanti pastori di Chiese locali.

Il capitolo italiano è il più delicato. Visto che in curia ci sono già tre italiani in attesa della porpora, appare difficile che il papa ne aggiunga molti altri.

Secondo la prassi dopo i Patti Lateranensi del 1929 sono riservate all’Italia, oltre a quella del cardinale vicario per Roma, otto sedi con “diritto di porpora”, e cioè, in ordine grandezza per numero di fedeli: Milano, Torino, Napoli, Palermo, Bologna, Firenze, Genova e Venezia. Attualmente solo le sedi di Torino e Venezia non hanno un cardinale alla loro guida.

Ma con papa Francesco potrebbe accadere che la promozione cardinalizia permanga solo per le diocesi più popolose, e decada per le altre. Il che vorrebbe dire che nel prossimo concistoro la porpora potrebbe arrivare a Torino, dove siede Cesare Nosiglia – pupillo del cardinale Camillo Ruini – ma non a Venezia, dove è patriarca Francesco Moraglia, esponente di quella Chiesa ligure dei cardinali Mauro Piacenza e Angelo Bagnasco che papa Francesco sembra voler mettere in castigo, visto come ha estromesso sia l’uno che l’altro dalle congregazioni rispettivamente del clero e per i vescovi.

È da vedere poi se anche in Italia – altrove sarà più facile che avvenga – il cardinalato potrà toccare anche a pastori di diocesi che non hanno una tradizione in questo senso ma che agli occhi del papa ne siano meritevoli. In questo caso il promosso potrebbe essere l’arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti, vicepresidente della conferenza episcopale italiana e molto stimato dal papa, che l’ha fatto membro della congregazione per i vescovi proprio al posto del presidente della CEI Bagnasco. Se sarà così, la porpora tornerebbe a Perugia per la prima volta dopo il 1853, quando ne fu insignito l’arcivescovo Gioacchino Pecci, futuro papa Leone XIII (due ex arcivescovi di Perugia che hanno poi ricevuto la porpora sono stati anche il defunto Pietro Parente ed Ennio Antonelli, ancora in vita).

Sistemate al risparmio le porpore curiali e italiane, papa Francesco userà parsimonia anche con le europee. Nel Vecchio Continente riceverà probabilmente la berretta l’arcivescovo di Westminster Vincent Nichols (in passato caduto sotto l’osservatorio del Sant’Uffizio per le “messe gay” celebrate nella sua diocesi, ma recentemente promosso membro della congregazione per i vescovi), mentre sarà curioso vedere se lo stesso accadrà per l’arcivescovo di Malines-Bruxelles, il “conservatore” André Léonard, succeduto nella cattedra primaziale belga al cardinale “progressista” Godfried Danneels, uno dei grandi elettori di Bergoglio in conclave.

In Europa orientale attende la porpora il massimo gerarca della popolosa chiesa greco-cattolica dell’Ucraina, l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, che è ben conosciuto dal papa perché in passato è stato eparca a Buenos Aires.

Con l’America latina è invece facile immaginare che papa Bergoglio sarà più generoso. Lì sono in attesa della porpora sedi di prima grandezza come la sua Buenos Aires con l’arcivescovo Mario Aurelio Poli, Santiago del Cile col salesiano di origini vicentine Ricardo Ezzati Andrello e Rio de Janeiro con il cistercense Orani Joao Tempesta. Ma in Brasile potrebbe arrivare anche una seconda porpora, visto che attualmente i cardinali elettori del più popoloso paese cattolico del mondo sono quattro e diventeranno appena tre nel corso del 2014, mentre gli statunitensi sono 11 e gli italiani 26 (sia pure con 5 cinque di loro che raggiungeranno gli 80 anni entro dodici mesi).

Chissà poi se con il primo papa latinoamericano anche il Paraguay potrà avere il suo primo cardinale della storia. Senza contare che l’attuale presidente del consiglio episcopale dell’America latina – l’arcivescovo messicano Carlos Aguiar Retes di Tlalnepantla – non è cardinale e con papa Francesco potrebbe diventarlo.

Nell’America del nord gli Stati Uniti potrebbero restare fermi alle loro attuali 11 porpore, mentre nel Canada è da vedere se diventerà cardinale il successore di Marc Ouellet a Québec.

Sicuramente più attenzione riceveranno il continente africano e quello asiatico. In Asia, la dinamica Chiesa della Corea non ha oggi alcun cardinale votante. E altrettanto privo ne è il Giappone, dove Bergoglio quand’era giovane gesuita voleva andare in missione.

Sarà poi da vedere se e come il papa voglia premiare le martoriate Chiese mediorentali. E se nominerà un nuovo cardinale dall’Oceania o se lascerà che l’unico porporato di quel continente sia il conservatore arcivescovo di Sydney George Pell.

Ma su questo come sul resto è arduo fare previsioni, perché le sorprese con papa Francesco sono sempre in agguato, tranne quella di un cardinale donna da lui categoricamente esclusa in una recente intervista a “La Stampa”.

Si saprà quindi solo all’ultimo se Bergoglio vorrà concedere anche una o più porpore onorifiche ad ecclesiastici con più di 80 anni, come hanno fatto Benedetto XVI e prima di lui Giovanni Paolo II a partire dal suo secondo concistoro del 1983. O se invece Francesco tornerà alla prassi rispettata da Paolo VI che, dopo aver fissato il limite di 80 anni con il motu proprio “Ingravescentem aetatem” del 21 novembre 1970, si astenne dal creare cardinali con un età maggiore, nei suoi successivi concistori del 1973, del 1976 e del 1977.

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