Modestia

modestiaL’altro giorno è scomparsa una cara persona. È vero è un fatto privato, ma qui mi permetterò di parlare della parte pubblica, perché credo che se c’è un nuovo che avanza, ricordare come era il vecchio non faccia male.

Era molto anziano, ma invecchiato bene, con dignità, senza cadere nei facili neologismi giovanilistici che, a ondate di vent’anni, offuscano le menti italiane (le mode americane postbelliche, le “liberalizzazioni” sessantottesche, il rampantismo craxiano e il turpiloquio fatico berlusconiano).

Pensionato, aveva lavorato come dipendente pubblico e in quarant’anni, grazie a una buona salute, sarà mancato due settimane. Famiglia benestante, ha sempre vissuto nel decoro e niente di più, formica avveduta, mai “sborniato” da facili guadagni. Noioso? No. Modesto.

Perché trovo che nella modestia, quella vera, ci sia un quid in più che nella dignità, che a volte è la sola scelta. Ecco questa era la sua bandiera, vivere modestamente, in maniera sommessa, senza mai cercare di imporsi, ma non per questo rinunciatario. Ha avuto le sue idee, le ha difese, si è impegnato, ha preso posizione, ha incoraggiato scelte che lui non avrebbe fatto, quando vedeva la passione vera degli altri.

Non voglio fare un coccodrillo e qui mi fermo. Lascio a voi le riflessioni, i paragoni sui modelli attuali di comportamento di più giovani generazioni. Aggiungo solo che se si vuole andare lontano, non è importante andare piano, ma avere passi saldi e coscienze limpide.

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