L’utopia di riportare a casa i cervelli

 Ci informano i dati statistici che ogni anno se ne vanno dall’Italia circa duecentomila giovani per cercare lavoro all’estero e il presidente dell’Inps quasi contemporaneamente comunica che troppe pensioni vengono pagate agli italiani fuori dal Paese. Quest’anno addirittura abbiamo un +15 di espatri rispetto al precedente e, visto l’andazzo italiano, purtroppo sarà un crescendo, nonostante le celebrazioni dei politici sulla ripresa, i nostri governanti fanno finta di non vedere che il lavoro ancora manca, come confermano i dati dell l’OCSE, sui giovani più poveri e senza lavoro. In più abbiamo i migranti meno istruiti di tutta Europa, quindi, dato che gli italiani che emigrano spesso sono laureati, le menti più brillanti o almeno quelle più intraprendenti, vanno via dal Belpaese. Qualsiasi altra nazione civilizzata non accetterebbe supinamente questo fatto, noi invece lo registriamo senza particolari preoccupazioni, per cui si desume che ai politici interessino ben poco le sorti del futuro della Nazione, quanto piuttosto siano concentrati su leggi che garantiscano più a lungo le loro poltrone e i voti dei nuovi italiani. Allora questi dati significano moltissimo solo per le famiglie che hanno congiunti espatriati, che comunicano a distanza con i loro cari, figli o genitori che siano, attaccati a skype in diverse ore del giorno o della notte, spesso infatti i fusi orari sono di molte ore differenti. Fortunatamente la modernità ha donato skype e whatsapp e questi strumenti miracolosamente riducono le distanze e alleviano la nostalgia, che è tanta sia per chi parte, che per chi rimane. Che Paese scellerato, quello che non facilita il rientro dei propri figli, non diciamo migliori, perché di bravi giovani ce ne sono tanti anche in Italia, ma più coraggiosi, perché disposti ad affrontare nazioni sconosciute, l’adattamento a nuove culture e abitudini .Perdiamo senza batter ciglio fior fiore di ricercatori, architetti, ingegneri, manager, che abbiamo formato in Italia, che facilmente creeranno famiglie lontano da noi, come cantava De Gregori ”figlio che avrai dei figli da una donna strana, che non parlano l’italiano”….D’altra parte non si può certo voler tarpare loro le ali, ce lo rinfaccerebbero forse per sempre. Dovrebbe essere il nostro governo, una volta passati un certo numero di anni all’estero, a creare loro le condizioni per i rientri in patria, ricchi di esperienze innovative e prestigiose, con adeguati riconoscimenti di carriera e livelli di meritocrazia in posizioni chiave per dare uno slancio al Paese. Senza altresì volere tener conto delle raccomandazioni dell’amico dell’amico, pratica abusata che costituisce la prima referenza di un curriculum non scritto. Se si potesse avviare al più presto questa rivoluzione, sono certa che il Paese potrebbe cambiare volto, invece di riciclare sempre i soliti Montezemolo ,Palenzona, Abete, De Gennaro e via dicendo. Utopia? Forse, ma senza utopia nessuna attività veramente feconda è realizzabile, per parafrasare uno scrittore russo.

Commenti

Commenti