Lo strano caso della sensibilità sunnita

untitled Giorni fa c’è stato l’attentato a Istanbul. 10 morti di cui 8 tedeschi. Pianto e stridor di denti. La ricostruzione della polizia dice che il soggetto si aggirasse a caccia di turisti e quando ha sentito parlar tedesco, si è gettato fra di loro facendosi esplodere. Leggendo queste cose, mi aspettavo di leggere che il “martire” avesse più di cento anni, perché allora i tedeschi erano alleati dei turchi e combattevano gli inglesi di Lawrence alleati con i principi (poi diventati re) sauditi. Invece no, era un giovanotto. E naturalmente era saudita. Dico naturalmente, perché ormai in tutti gli attentati spuntano sempre uno o più sauditi. Sebbene tutti affermino che l’esercito saudita bombardi Isis. Ma dalle torri gemelle in poi, molti, per noi occidentali, terroristi, vengono da quelle terre. Strano, fa specie che allora l’attentatore aspettasse i tedeschi al varco. Sarà stata un’antipatia personale, perché in Germania non c’è più un personaggetto (per dirla come Crozza) simpatico come Hitler. O forse perché la Merkel continua ad insistere per portarsi in casa i profughi siriani, oppure perché non espelle tutti i curdi. Queste possono essere le motivazioni, altre non ne vedo. Se voleva vendicare Isis, avrebbe aspettato la lingua inglese (americani o inglesi) i grandi bombardatori (a loro dire). Avrebbe aspettato invano di sentir parlar russo, ché buon sangue attualmente non corre tra Turchia e Russia. Altra stranezza: siamo di fronte al primo autoesplodente innamorato di cultura: girattava per Istanbul, dove di cultura ce n’è tanta. Non è andato, come tanti suoi camerati, al mare. Eppure di località amene balneari la Turchia ne ha molte. No, è stato là con rischi enormi di insuccesso totale, visto che Erdogan ha un controllo ferreo della sua nazione e sicuramente non si vuol far scappare i turisti occidentali che scappano sempre più dall’Egitto (Hurgada two time docet). E qui sta forse il succo del discorso. Erdogan incassa il punto dell’attentato, ergo chi lo subisce è certificato di occidentalismo certo. Ma non perde l’occasione per mandare un monito alla Merkel, che è troppo tenera con i siriani e troppo interessata agli affari con i russi. Nello stesso tempo velocizza l’entrata in CE che oggi, nella crisi mondiale gli serve per far fronte ad uno scontento interno che da solo farebbe fatica a contenere. Nello stesso tempo allungherebbe dentro la suddetta CE il brodo di chi l’unione la vuole per finta o finta (dall’Inghilterra all’Ungheria per finire con la Polonia). Si riporterebbe insomma l’Europa al post- seconda guerra mondiale: un protettorato americano e una molto ridotta potenza sovietica. Non è un caso che da alcune parti si cominci a dire che la Nato non ha senso, ma gli americani non ci sentono. E sono pure sordi a prendersi la Turchia fra i loro Stati, eppure le basi non Nato, ma americane sono là da ormai sessant’anni. No, perché rischierebbero di dover pagare il conto e si sa che a loro il conto non piace, hanno quasi un fastidio fisico anche a sentirne parlare. Parlo degli americani che stanno sui giornali (politici e industriali), gli altri non li conosco, anche perché di solito i primi li mandano a morire in qualche landa desolata e alla fine gli regalano una bandiera piegata con cura.

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