Lingue lunghe o lunghe lingue

0003606_m 0Da bambini, quando “saltavamo su” per dire la nostra ai più grandi, ci dicevano “sei una lingualunga, stai zitto”. Quelli bravi ad averla lunga, poi potevano fare carriera, magari proprio come giornalisti. Sicuramente la Fallaci era una lingua lunga e anche molto ruvida. Meno ruvida, ma sicuramente non meno diretta, l’aveva Biagi. Anche Montanelli passò da vecchio, nel reparto, come la sua nemica-amica Cederna. Della lingua lunga, del non mandarle a dire, ne fecero un mestiere e di giornalisti bravi ne abbiamo avuti tanti, ho solo citato a caso. Amici ne avevano, anche tra i politici, almeno tra quelli, pochi, intelligenti. Avevano le loro idee, condivisibili o meno e le difendevano con passione, anche quando si rivelavano bufale enormi. Montanelli sostenne la colpevolezza di Valpreda e degli anarchici per l’attentato di piazza Fontana, anche quando i giudici e la polizia lo stavano smentendo. Poco male. Un giornalista c’è per raccontare la sua verità, con onestà intellettuale e se poi toppa qualche volta, beh, è umano. Errare umanum est. Ora invece questa genia di giornalismo pare sia una razza in estinzione, ci sono gli strilloni, gli assatanati, ma sempre meno gli appassionati. Feltri e Travaglio, a loro modo lo sono, ma come possiamo catalogare i Brunivespa, i Fabifazio, le Lilligruber e le Dariebignardi ? Ecco, forse nella nuova dilagante schiera, di televisiva emanazione, delle lunghe lingue. E mi spiego. Se mai nella vita vi è capitato di passare vicini ad una mucca, vi sarà chiarissimo. Le mucche non vi si strofinano addosso (per fortuna), non vi danno delle musate, vi danno una bella ripassata con la loro lunga lingua. Un po’ come quei cagnoni tanto temibili all’aspetto ed estremamente bavosi al contatto. Tutte le volte che vedo lorsignori vedo cani, mucche, giraffe, lingue insomma, lunghe, che accarezzano, ammorbidiscono, tranquillizzano. Voi no ?

 

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