Libri scolastici: è giusto che decida l’insegnante?

Di  LEA RICCIARDI 

Che sia cartaceo o digitale, il libro di testo resta lo strumento principe nella didattica scolastica, con la duplice funzione di guidare il docente nella migliore modalità di insegnamento e accompagnare lo studente nel percorso di apprendimento e di conoscenza del mondo. Come sceglierlo?

L’affidabilità della casa editrice; la professionalità degli autori; la qualità del lavoro; la precisione delle informazioni e la bellezza di disegni e immagini, in grado di attirare l’attenzione dei bambini più piccoli e avvicinarli alla lettura: questi sono solo alcuni dei criteri che mi elenca una maestra di altri tempi, lontani. Ben diversa la modalità suggerita da una start-up nata un paio di anni fa: Scelgo Libro, un aggregatore di libri di testo divisi per classe e materia, aiuta gli insegnanti a conoscere e valutare le novità editoriali grazie soprattutto alle recensioni e alle opinioni dei colleghi. E poiché di cultura si ha sempre fame (o almeno così ci piace pensare), è stato definito un “TripAdvisor dei libri scolastici”. All’interno del sistema scolastico, in cui tutto è deciso, definito e indicato a livello ministeriale, c’è l’anomala ma sana discrezionalità lasciata ai docenti di scegliere i libri di testo, e quindi di scegliere come insegnare.

In questo ambito di discrezionalità trova spazio ad esempio Bulloni, un libro pensato per i giovani lettori tra gli 8 e gli 11 anni, Round Robin Editrice. Gli autori, lo scrittore Giacomo Pucci e l’illustratore Valerio Chiola, trattano il tema del bullismo rovesciandone lo stereotipo, nella convinzione che ai bambini si possa e si debba parlare della realtà senza scivolare nei luoghi comuni. E così i due, zaino in spalla, girano per le scuole romane e propongono il loro progetto: i diritti dei primi due volumi della serie sono stati acquistati alla casa editrice spagnola El Cep i la Nansa Edicions e sono pubblicati in catalano e castigliano, distribuiti in Spagna e Sudamerica.

Da Senzafiltro

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