Libri o cellulari? In biblioteca la risposta

libri_cellulariGennaio e febbraio sono i mesi dell’anno in cui le biblioteche sono colme di gente, inclusi gli studenti. Arrivando una decina di minuti prima dell’apertura è già possibile intravedere una lunga fila di persone in coda. Appena le porte saranno aperte, si potrà assistere ad una folle corsa finalizzata all’accaparramento dei posti migliori. Siamo nella stagione degli esami, perciò tantissimi universitari rincorrono un posto al sole fra i banchi della biblioteca.
Ciò premesso,propongo un esperimento a tutti coloro che dovessero passare nelle prossime settimane per una biblioteca: provate ad osservare

i cellulari appoggiati sui banchi. Si noterà come molti apparecchi, la maggioranza si potrebbe ben dire, hanno un valore rilevante: 200, 300 o addirittura 600 o 700 euro. Ci sarebbe da riflettere. Dalla riflessione si passa allo stupore osservando i testi di studio che fanno compagnia ai cellulari sui banchi: in diversi casi, si noterà che i giovani proprietari dei costosi apparecchi studiano su libri fotocopiati, perché gli originali costano troppo, secondo i loro parametri.
Il lato positivo delle crisi dovrebbe esser quello di riportare agli occhi di giovani ed adulti i concreti valori su cui si fonda il nostro vivere ed i giusti investimenti per la nostra vita.
Invece il pensiero che sembra dominare è che i libri originali costano troppo e dopo un semestre non servono più, quindi tanto vale fotocopiarli e risparmiare, investendo in cellulari.

Casi come questo, in cui si perde qualsiasi connessione col reale valore di ciò che ci circonda, rappresentano situazioni in qualche modo riconducibili al fallimento dello Stato, in una delle sue funzioni principali, favorire la crescita dell’individuo.
Lo Stato dovrebbe impegnarsi per offrire ai giovani condizioni e strumenti utili per il loro sviluppo, perché essi si sentano incentivati a percorrere un sentiero di vita fondato su valori come onestà, coraggio, indipendenza, non solo economica, ma di giudizio, che si possono vivere e trasmettere solo affermando l’importanza del Sapere.
Forse una delle ragioni di questo fallimento è che negli ultimi anni abbiamo avuto troppe modelle e pochi modelli.

Il guaio è che questi ultimi sono numerosi, nella realtà, anche se nessuno ne parla, perché non fanno audience. Un esempio è Lorenzo Thione, un giovane che pochi anni fa ha lasciato Como, la sua città natale, per trasferirsi in California e creare un motore di ricerca che potesse competere con Google. Dalla sua tenacia e dalla validità del suo progetto è nato poco dopo Bing, un sistema operativo così avanzato ed innovativo da affascinare e convincere persino Microsoft, che lo ha acquistato per una cifra pari 100 Milioni di Dollari.

Come può fare allora lo Stato a fare in modo che giovani come Lorenzo siano i veri esempi da seguire? Forse dovrebbe cominciare a fare meno il Professore che impartisce lezioni e impone il suo sapere, per iniziare ad essere primus inter pares, dando l’esempio di cosa significhi essere primo cittadino della società.

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