L’Emilia rossa, fra storia e nostalgia

Emilia-rossa3452Si è svolta, presso la libreria dell’Arco di Reggio Emilia, la presentazione del libro, a cura di Lorenzo Capitani, dal titolo: “Emilia rossa. Immagini, voci, memoria dalla storia del Pci in Emilia Romagna (1946-1991)”; un’opera corale alla quale ha contribuito anche un gruppo di giovani ricercatori reggiani.

Il titolo del libro può apparire come un tentativo di rileggere la storia del Pci in chiave agiografica; una ricerca del tempo perduto condotta sul filo della nostalgia.

Eppure Capitani, forse per timore di essere frainteso, si è preoccupato di precisare che il libro non intende proporre una visione nostalgica del Pci, ma solo impedire che cadano nell’oblio fatti storici importanti; fatti che, a suo giudizio, vanno al di là del singolo partito, per coinvolgere l’intera società emiliana.

A conferma di tale intendimento, all’inizio del libro, è riportata una frase di Gramsci: “Scrivere la storia di un partito significa niente altro che scrivere la storia generale di un paese…”; una frase che, a mio avviso, ha il difetto di evidenziare una concezione totalizzante del rapporto fra il partito e la società e fra il partito e lo Stato.

Nella presentazione è lo stesso Capitani a indicare lo scopo principale del libro: “Con questo volume, frutto di tanti e diversi contributi, ci proponiamo di compiere un gesto narrativo e riflessivo a proposito di una storia che ci riguarda da vicino e che parla anche di noi”. Nessun intento apologetico però, visto che nella stessa introduzione si sottolinea che: “Lo stesso Pci ha esaurito il suo percorso storico, lasciando una quanto mai difficile ed ingombrante eredità che in fondo nessuno ha saputo raccogliere”; con buona pace dei piccoli partiti sorti dopo la svolta della Bolognina e che si considerano gli eredi del Pci.

La struttura dell’opera è suddivisa in quattro parti: la prima, propedeutica, raccoglie il contributo di due docenti dell’Università di Bologna, Carlo Galli, professore ordinario di Storia delle dottrine politiche e Luciano Casali, professore ordinario di Storia contemporanea.

La seconda parte riporta le testimonianze dirette dei protagonisti dell’epoca: da Piera Vitale, operaia della “Calza Bloch”, la prima operaia comunista ad entrare a far parte, nel 1979, del Comitato centrale del Pci, a Ione Bartoli, assessore per due legislature nella Giunta regionale dell’Emilia Romagna, fino a Renzo Testi, Sindaco di Correggio dal 1963 al 1976 e successivamente presidente di Coop Consumatori Nordest; testimonianze che rappresentano un criterio narrativo utilizzato spesso più dagli antropologi che dagli storici e che introduce un metodo inusuale di fare storia, rispetto a quello fondato sulle fonti scritte.

La terza parte rappresenta la storia iconografica del Pci, ossia una raccolta di immagini, curata da Claudio Franzoni, insegnante di storia dell’arte presso il Liceo “R.Corso” di Correggio.

La quarta e ultima parte raccoglie, sotto il titolo “Dieci giorni nella storia del Pci dell’Emilia Romagna”, il racconto di dieci eventi che hanno segnato il modo significativo la storia del partito, dal 1946 alla svolta della Bolognina del 1989. In questo contesto appaiono particolarmente significative le riflessioni di Carlo Galli: “oggi ha senso parlare di un partito esattamente come ha senso parlare di una faglia geologica. C’è, anche se è nascosta, è sotterranea”.

Partendo da questa premessa Galli giunge a sostenere: “L’Emilia l’hanno fatta il Po e il Pci”, per poi spiegare, più avanti, che la società fatta dal Pci è stata costruita attraverso processi di sedimentazione ed inclusione, come il Po, appunto. Nell’Emilia rossa, ha osservato Galli, se pure in liberissime elezioni, l’egemonia politica del Pci era piena: 50 % nei capoluoghi e oltre il 60% in provincia.

Un’annotazione di Galli riguarda anche i trascorsi stalinisti del Pci emiliano: “il partito si riconosce nella figura di Secchia, dimostrando di essere assai dubbioso sulla svolta proposta da Togliatti”. Riemerge dunque, dai ricordi, la vecchia “indole” stalinista dei comunisti locali, particolarmente marcata nel periodo che va dal dopoguerra al 1959, ma che caratterizzerà, anche se in misura minore, le fasi storiche successive, fino alla fine del Pci: al suo posto poi subentrerà la “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.