Le scopate di Branciamore

branciamoreTale Matteo Branciamore, attore romano, ha fatto un outing importante sul sesso e sull’ipocrisia italiana: “il sesso era il mio pane quotidiano ma ad un certo punto non lo gestivo più e mi è sfuggito di mano, non lo fermavo più. Non era una situazione sana. Trovare una ragazza è facilissimo per un personaggio dello spettacolo: se ti riconoscono è facile trovare quella che non vede l’ora di venire a letto con te. Io poi vado subito al sodo. Non intorto la donna a parole per poi arrivare alla scopata e sparire. Non promettevo niente, mi volevo divertire, e lo dicevo. Su Facebook mi contattavano e si facevano avanti. In giro si parla sempre di amore e non di divertimento, c’è troppa poesia e ipocrisia dietro al sesso.”

Certo, “c’è troppa ipocrisia dietro al sesso”. L’Italia è un paese ipocrita, un po’ per natura un po’ per necessità. Diciamo che è uno dei paesi con la più grande sperequazione di risorse (gap tra ricchi e poveri) e contestualmente con la minore mobilità sociale: tradotto, se sei povero resti povero, il cosidetto sistema di caste. Ad alcuni tutta la torta ad altri le briciole. E questo sistema di caste sociali, l’ha

sperimentato – dal lato dolce – anche il nostro Branciamore. Infatti, se sei dello spettacolo te le fai tutte, se sei fuori ti fai poco o niente. E allora forse un po’ ipocrita lo diventi e per venderti, prometti il grande amore. Perché altrimenti che prometti? I soldi che non hai e che mai avrai? Il talento che tanto in questo paese non ti verrà mai riconosciuto? I sogni di gloria che non ti lasceranno realizzare perché non hai i parenti nei posti giusti?

Perciò la stessa ragazza che a Branciamore la dà alla prima sera, dallo sfigato di turno pretende quantomeno “la favola del grande amore”, quindi il dono della schiettezza è un’opzione da “privilegiati” in un paese di servi. Su Facebook gli altri aprono quindici chat per venire degnati di un “ciao” mentre il nostro fa selezione nei messaggi in inbox.

Tutto questo è anche normale. La fama porta sesso. Ma quando la fama è costruita su una fiction quale “I Cesaroni”, allora la mia riflessione cambia. In questo paese non c’è troppa ipocrisia, semmai troppa stupidità.

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