Le conseguenze della bellezza

 Alcuni sostengono che in Italia ci sia il 60% dell’arte mondiale. Non mi pronuncio, ma tutte le volte che vado in giro per l’Italia trovo sempre qualcosa da visitare o che ho visitato. Quindi lasciando perdere le percentuali di cose belle ce ne sono tante. Se poi vado a vedere i flussi turistici degli amanti dell’arte mi accorgo che gli italiani non sono proprio al primo posto. E mi domando: come é possibile se noi nel bello ci siamo nati? Unica risposta plausibile é un conto é nascere vicino al mare un altro é saper nuotare. Noi il bello non lo pratichiamo, forse perché vedere cose belle fa porre domande su tutte le cose brutte che ci circondano e noi più che circondati siamo assediati dal brutto. Il brutto sociale (tutti contro tutti e sicuramente contro il diverso sia per sesso che per razza). Il brutto economico (poco lavoro, grandi scandali, troppe ruberie). Il brutto politico (nei partiti comandano sempre i peggiori). Immersi in questa palude perdiamo qualsiasi interesse per la ricerca del bello. Siamo come chi nelle sabbie mobili non si muove per non affondare più velocemente, ma se non si fa niente prima o dopo si soccombe e allora aspettiamo. Cosa? Mah, una volta il miracolo. Oggi in questa società laica  il salvatore, non quello con la esse maiuscola, no, la peggior copia, quindi neppure l’uomo forte o l’uomo della provvidenza. Semplicemente un nostro alter ego cioccapiatti che ci racconta come se oggi é così domani con lui sarà l’opposto e che saremo tutti più ricchi (e quindi più felici) e che magari sia sempre lo stesso uomo a promettercelo a noi non interessa, perché non ci interessa la faccia o la credibilità delle promesse, no, ormai ci interessano solo le promesse in sé. Siamo libellule, viviamo pochi giorni e in quelli vogliamo la carezza di un momento di felicità. Come un sogno felice di un moribondo terminale. É dura da accettare, ma questa é la nostra condizione. Più della metà degli elettori vota da più di 30 anni.  E nel 1988 esistevano ancora il PCI, la DC e il PSI. Per 43 anni fecero la storia del paese, poi, sotto la spinta della storia e non solo, si sono squagliati come neve al sole, ma non é nato niente di nuovo dalle loro ceneri, soltanto “rassembramenti” nuovi  solo per chi voleva comandare ed é andato avanti così in questi 20 anni. Come in sud America si facevano i colpi di stato, da noi le congiure. Chi vinceva veniva “ucciso” dai suoi alleati . Alle elezioni successive nuove sigle, vecchie facce e promesse ancora più spinte. I giovani che si affacciavano alla scena politica questo copione hanno sempre seguito. Però se date un’occhiata alle liste elettorali, di vecchi istrioni ne trovate ancora tanti e le mani di tanti “giovani” hanno sospette macchie. Ma consolatevi, ormai il nostro metodo é diventato un esempio accettato anche da molti altri. Magari innamorati delle nostre bellezze.

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