La ricchezza ha una radice psicologica

 L’occidente ha creato una società materialista, che si fonda su quanto di più immateriale si potesse congegnare: il denaro.

Viviamo pensando di avere un problema oggettivo di denaro e in effetti sembra assolutamente reale: ‘non arrivo a fine mese’, ‘non ho i soldi per pagare la bolletta’. Tuttavia l’occidente ha visto un numero ancora relativamente limitato di casi di oggettiva povertà, assolutamente irrosorio rispetto a Sudamerica, Asia ed Africa.

Se viene magnificato dai media il problema di scarsità economica – notate quanto sono pronti a sbandierare la parola crisi o recessione – viene invece ridotto al silenzio il rapporto psicologico e patologico degli individui col denaro, che invece si’ appesta l’occidente molto più della povertà.  Ma come – direte – il denaro che cosa ha a che vedere con la psicologia, se ho un problema di soldi ho un problema oggettivo, non sta nella mia testa! Purtroppo le cose non sono così semplici.

Innazitutto cerchiamo di capire che cosa sia la ricchezza. Un milione l’anno? Un miliardo? Centomila euro? O magari diecimila? Si fa presto a riconoscere che non esiste un parametro oggettivo. Ricchezza non è altro che un rapporto fra le risorse che si hanno a disposizione e le proprie necessità. E già qui entriamo in un terreno totalmente psicologico. Se la ricchezza è un rapporto, uno può avere molto denaro e bisogni alti o anche poco denaro e aspettative e bisogni bassi. Bisogni e denaro sono due leve indipendenti, entrambi modificabili.

Per chi fosse ancora convinto che avere un problema di soldi non sia nella maggioranza dei casi un problema psicologico, poi consideriamo due esempi opposti. Il primo è il caso di coloro, anche milionari, che finiscono sistematicamente per dilapidare il proprio patrimonio perchè totalmente incapaci di conservare il denaro. E’ un chiaro impulso patologico, visto che è indipendente dalla cifra, ci sono casi di star che hanno dilapidato milioni e milioni in gioco e altri vizi o in investimenti folli. Se avessero avuto miliardi, avrebbero dilapidato miliardi. Non è un problema del quanto si ha, ma l’incontrollabilità dell’impulso che è lo stesso dell’operaio che a fine mese prende la busta paga e la gioca tutta al videopoker in o lo studente che appena ha duecento euro in tasca offre da bere a tutti gli amici e non ha più una lira neanche per il tram il resto del mese. Sono persone incapaci di conservare il denaro.

Poi vi è il caso opposto. Persone che all’aumentare del proprio reddito non innalzano proporzionalmente il proprio stile di vita. Gente che accatasta milioni in banca e continua a scroccare cene, risparmiare sul biglietto del bus o piccolezze di vario genere. Più la forma si fa acuta (e stiamo parlando di fenomeni diffusi, soprattutto con l’avanzare dell’età), più molti soggetti sviluppano addirittura il terrore di diventare poveri o non avere di che mantenersi, e questo indipendentemente che in banca si ritrovino dieci o cinquecentomila euro.

Infine mi direte, c’è chi proprio non li ha. E’ oggettivo! Sì vero, l’essere senza un quattrino sul conto in banca è una condizione oggettiva. Può essere anche ascrivibile a sfortuna o nascere in un contesto sfavorevole. Ma se la condizione è oggettiva, quello che porta a viverla o spesso inconsciamente a prolungarla è un fattore prevalentemente psicologico. La persona manca delle risorse psicologiche per mobilitarsi, agire, fare strategie, raccogliere conoscenze e informazioni, e formare connessioni che gli consentano di creare ricchezza. Oppure la sua stessa psicologia tende ciclicamente a sabotarla e porla in una situazione di scarsità. Alcuni esempi? Cercare scorciatoie, credere a false promesse e modi per fare denaro facile, che conducono a fallimenti, truffe o peggio problemi legali; fare figli quando non si ha un progetto di vita e una fonte di guadagno stabile; imbarcarsi in progetti teorici che mai vedranno la luce rifiutandosi di guardare alla realtà o porsi in condizione di essere estromessi dal mercato del lavoro o dal business per la stessa mancanza di realismo; prestare soldi senza garanzie a conoscenti, amici o sedicenti investitori credendo ingenuamente che sia facile recuperarli; farsi raggirare a causa di avidità; creare le condizioni per trovarsi a pagare costosissimi divorzi, e via discorrendo.

Tutti questi eventi hanno a che vedere con la propria psicologia. Certo, sembrano fatti oggettivi, sembrano problemi di denaro reale, del resto i soldi sono quantificabili matematicamente, e tuttavia, se andiamo alla radice, non sono altro che una astrazione mentale, e da quella stessa mente nascono la stragrande maggioranza dei problemi legati ad essi. Ma di questo ben poco si parla.

 

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