La maschera della verità – Pinar Selek

maschera-verità Il primo terribile genocidio del 900? Quello del popolo armeno, nel 1915, per mano della potenza turca. In questa occasione storica di riflessione su quei sanguinosi eventi, infuriano ancora le polemiche politiche sul giudizio da dare su di essi, e le omissioni di verità da parte di governi ispirati ancora oggi più a comportamenti “political correct” piuttosto che ad una esplicita denuncia del paese che ne fu protagonista: la Turchia.

Un paese che, di fronte all’unico esplicito riconoscimento della tragedia, espresso da papa Francesco che ha osato nominare la parola proibita ” genocidio”, replica chiedendogli di farsi i fatti suoi!

E proprio da una scrittrice turca, Pinar Seller, viene un libro biografico, opportunamente pubblicato da Fandango. Ci giunge come una denuncia, un grido di dolore di chi ha dovuto faticosamente e coraggiosamente “vedere” le conseguenze – ancora attuali- sulla popolazione armena che vive in Turchia, dovute al mancato riconoscimento della verità storica su quel genocidio.

L’autrice ci racconta con grande passione le vicende che, dalla sua infanzia fino all’esilio in cui è costretta dal 2009, l’hanno portata lentamente a prendere coscienza di una più o meno velata serie di discriminazioni e di sofferenze in cui questi discendenti sopravvissuti all’eccidio, è costretta a vivere

Percorso difficile, contrastato da una poderosa e invasiva propaganda che il potere esercita perché la verità storica sia completamente cancellata dalla memoria nazionale.

Pinar, non si attarda a raccontare i fatti storici e le prove della loro autenticità, dando per scontato che, ad un secolo di distanza, essi hanno un valore inoppugnabile.

Al contrario, ella ci rimanda al lento processo di ricostruzione del passato, restando ancorata a quello che sente e vede intorno a lei, nella Istanbul in cui vive le sue giornate: i primi indizi che qualcosa non torna; i primi contatti con qualche armeno; le titubanze e le paure nelle quali essi vivono.

Al punto che molti di loro cercano di nascondere la loro origine, addirittura, riuscendo a farsi cambiare il nome con cui sono nati.

Stesso destino sembrano avere altre minoranze come i curdi o gli ebrei. Fenomeno accentuatosi con l’era Erdogan, impregnata di un sempre più esasperato nazionalismo e tentativi sempre più invadenti per cancellare la repubblica laica voluta da Ataturk, in nome di una islamizzazione del sistema istituzionale e politico.

Il miracolo che la scrittrice riesce a compiere è che possiamo leggere pagine di grande emozione,

capaci di coinvolgerci in vicende apparentemente così lontane dal nostro quotidiano, e che invece si fanno rivelatrici della violenza del potere, quando esso si abbatte su inermi cittadini, abbandonati dal solidarismo umano di cui hanno bisogno per sentirsi riscattati almeno in una memoria di verità

“Ho provato a immaginare – dice l’autrice- come gli armeni stambulioti avessero potuto sopravvivere durante il genocidio. Sì è proprio così. Gli uomini e le donne che erano riusciti a

sfuggire alla spada si erano rintanati a Istanbul. La mia città era la tana dei “resti della spada”

E’ la volontà del potere che insieme vuole liberare l’Anatolia dalla loro presenza e controllarli meglio ammassandoli nella metropoli.

Man mano che la mente della scrittrice-protagonista raccoglie gli indizi, le testimonianze, con un certosino lavoro di ricucitura delle esperienze cui va incontro, con la cosciente consapevolezza della materia incandescente su cui sta lavorando, la sua sete di verità e di giustizia la porta ad avvicinarsi e a partecipare attivamente all’organizzazione embrionale di gruppi d’avanguardia che tentano di uscire dal ghetto e dalla dipendenza psicologica che grava su di loro e su tutti gli armeni che vivono nel paese.

La conseguenza è la sua incarcerazione, i soprusi cui va incontro senza mai abdicare al cammino di verità cui si è votata, lei, una turca!

Viene persino accusata di terrorismo, torturata, per essere vicina al Pkk. Finché è costretta all’esilio in cui tuttora vive e dal quale, con questo racconto, non desiste dal condurre la sua battaglia.

Vive in Francia.

Migliaia di persone costituiscono un comitato di sostegno, tra cui lo scrittore Ohran Pamuk e Yashar Kemal

Pinar Sellek ha 48 anni. Ha insegnato all’Università di Strasburgo. Ha scritto “La maison du Bosphore”. E’ figlia di un militante che è stato in prigione per cinque anni, in occasione del colpo di stato del 1981.

Da sociologa ha lavorato a lungo sul problema delle minoranze in Turchia e del loro stato di oppressi.

 

“LA MASCHERA DELLA VERITA'”

di Pinar Selek

( edito da Fandango Libri, pag. 94 ,euro 13,50)

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