La Lega ce l’ha duro

male-symbolSi fa presto a dire: la Lega ce l’ha duro, il problema è come lo hanno i leghisti.

Un’idea, anche grandiosa, averlo sempre duro, s’ incarna in un uomo.

A Treviso quello che doveva tenere alta la bandiera, anzi l’asta, era Giancarlo Gentilini, anni 84, che, seppure in tempi di viagra, dubitiamo potesse emulare le gesta del fratello del colonnello Buendia, protagonista del romanzo Cento anni di solitudine.

Ora pure Bossi minaccia di tirarlo fuori, il suo gruppo, se gli tolgono la paghetta: non ha tutti i torti, se ha depositato il brevetto della Lega, ha diritto alle royalty.

Si pensava che i partiti, come le idee, non avessero copyright, ovviamente non è più così in epoca di partiti padronali.

Gara a chi l’ha più duro tra Tosi e Zaia, mentre il segretario ne ha pieni i …Maroni, ma non sa che cappella mettersi.

Quando calano i consensi, si moltiplicano i leader, afflosciatosi Calderoli, sono emersi Giorgetti e Salvini.

Se il metro è il celodurismo , Salvini ci pare forte, vincerebbe senza primarie, è la versione moderna del Borghezio, ormai troppo pingue per rappresentare la vecchia dottrina bossiana.

Certo i leghisti avrebbero bisogno di un Matteo Renzi, consiglieremmo Mario Balotelli, è bresciano, anche se non della Val Trompia, dimostra di essere un autentico celodurista.

Però è nero, proprio nero, neppure abbronzato come Obama, ma ha un linguaggio leghista, ama le macchine sportive, le belle donne, come i figli di Bossi, Riccardo e il Trota, col quale pare abbia condiviso una qualche puledra.

Anche per quanto riguarda gli studi, è in linea col Trota, certamente, a differenza di Obama, non ha frequentato Harvard.

Però l’è nigher.

Visto d’altronde come si è afflosciato l’elettorato leghista, ci sentiamo di consigliarlo come segretario, ovviamente tutto vestito di verde.

Sempre meglio dell’estinzione, con Bossi e Gentilini.

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