“LA FIGLIA” di Clara Uson

la figlia clara usonAna è la figlia di Ratko Mladic’, il “Boia dei Balcani” nei conflitti in terra jugoslava.

Figlia prediletta di suo padre, lei cresce nel mito di lui, genitore e marito affettuoso, uomo schietto, probo, legato alle sue umili origini e alla sua fede comunista.

Una visita a Mosca -tra un esame e l’altro della facoltà di Medicina che lei frequenta a Belgrado ( organizzata insieme ad alcuni suoi amici, rampolli di famiglie-bene della Belgrado del dopo Tito) comincia a far nascere in lei qualche dubbio sulla vera personalità di suo padre.

Parte così il romanzo di Clara Uson, scrittrice nata a Barcellona nel 1961.

Per la verità si tratta di un racconto-documento sulle vicende di una nazione in disfacimento e delle efferate pagine di lotte etnico-religiose che hanno visto da un lato croati, serbi, bosniaci, musulmani , ortodossi, cattolici, ex titini, ex partigiani odiarsi fino a generare cruente lotte fra di loro; dall’altro paesi europei ( inclusi noi italiani dirimpettai), Nato, Onu, impegnati nella più ipocrita real politik che la storia europea dell’ultimo scorcio del secolo scorso aclara-usonbbia generato.

Quasi a chiusura di un secolo da dimenticare per non soccombere alla vergogna. Ed è attraverso questo gruppo di giovani e delle loro vicende che Uson costruisce l’intreccio tra il doloroso percorso che li condurrà alla perdita dell’innocenza, e le vicende ed i personaggi che di questa guerra sono i protagonisti politici e i responsabili.

Milosevic’, Karadzic’, Mladic‘: di ognuno di loro l’autrice disegna uno spietato ritratto, frugando tra i documenti che hanno trovato presso il Tribunale dell’Aia un puntuale riscontro.

Così come le numerose pagine dedicate al martirio della città di Sarajevo e dintorni, ci vengono restituite ( o date per la prima volta) attraverso il lento percorso verso la verità della protagonista, Ana, e del suo entourage famigliare e amicale. Ana è una giovane forte, determinata, ambiziosa, le doti che caratterizzano la figura di suo padre. Ma di lui, Ana non sospetta la doppia personalità psicopatica e ne subisce il fascino, senza accratko mladicorgersi della montagna di menzogne che Ratko architetta lungo tutta la sua folgorante carriera pubblica. Menzogne che, per il grande amore che porta a questa figlia prediletta, gli servono a conservarne la stima incondizionata. Ma Ana non è come la madre, o come suo fratello. Loro non “vedono”, loro non vogliono sapere; loro vogliono godere a pieno dei privilegi che la brillante carriera del generale sta costruendo, grazie al sanguinoso conflitto che macchia la loro non più unita patria.

Ana lotta disperatamente tra la fede in suo padre e le frasi a metà che raccoglie tra i suoi conoscenti. Le distorsioni della propaganda nazionalista dei serbi in contraltare a quella dei croati le confondono la percezione della realtà. La santa Serbia é contrapposta alla perfida Slovenia, o alla reazionaria Croazia, patria dei famigerati “ustascia” E che dire della “turca” Bosnia Erzegovina, dove i musulmani la fanno da padroni sulla inerme minoranza serba?  Ana ha una storia con un giovane fidanzato, un po’ frivolo, ma molto bello, di cui tuttavia non è innamorata, ma che nel vuoto che le si fa sempre più intorno a causa delle malefatte del padre, le consente di non sentire troppo questa strana sensazione di essere, se non respinta, ignorata. Il giovane va in trincea, malgrado le raccomandazioni perché ne venga esonerato. Muore. Da eroe come le viene spiegato? O in un agguato ordito da suo padre che lo disprezza e non lo vuole a fianco di sua figlia?

Questa seconda versione le viene data da un suo non corrisposto spasimante, di cui lei ha grande stima, pur confinandolo in un ruolo di amico e confidente. Ana comincia ad indagare su suo padre. Fruga tra le sue carte segrete nello studio della bella casa dove abitano i Mladic’.

Comincia così il suo triste viaggio verso una presa di coscienza che capovolgerà tutta la visione che si era costruita del padre, delle vicende che incalzano intorno a lei. Su vari fronti – affettivo,. politico, militare-cominciano a crollare le sue certezze, che la porteranno ad un gesto estremo.

Clara Uson ha scritto un romanzo straordinario, nel quale tutti coloro che non hanno che vaghe idee sulle vicende della Jugoslavia, o che hanno volutamente distratto gli occhi dalle complicate e cruente vicende che si sono susseguite dopo la morte del Maresciallo Tito, o che hanno di questo tormentato paese cognizioni storiche molto approssimative, potranno trovare materiale abbondante di riflessione. Uson ha costruito un affresco lucido e appassionato, attraverso il ritratto indimenticabile di una figlia sventurata .

Ancora la guerra in Croazia? Credevo fosse finita,dice il figlio, intingendo il pane nell’uovo al tegamino. Questa è in Bosnia, gli spiega il padre, che è ben informato perché ha un cliente che faceva affari con la Jugoslavia…poi spiega che i croati sono cattolici e i bosniaci musulmani. Non sembrano musulmani, osserva la figlia, non portano il turbante. Non tutti i musulmani portano il turbante, ribatte il padre. I musulmani della Bosnia…comincia a perorare, ma i suoi figli non hanno tempo per le lezioni …si alzano in fretta. Ragazzi sparecchiate prima di andare in cameretta, li avverte la mamma e suo malgrado dà un’altra occhiata allo schermo e si accorge con sollievo che al posto delle immagini dei bosniaci ridotti in miseria c’è una bionda, con l’aria sana, che si dichiara felice perché i suoi assorbenti hanno le ali...”

Non è che Clara Uson si sia inventata tutto?

“LA FIGLIA” di Clara Uson

(ediz. Sellerio, 488 pag., euro 16)

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