Kaputt mundi – Ben Pastor

9788838934025_0_0_1440_80 Quasi ci si perde nel lungo e denso romanzo che Ben Pastor dedica a Martin Bora, l’ufficiale della Wehrmacht già protagonista dei suoi precedenti libri, e soprattutto alla amatissima Roma, raccontata in modo magistrale nei terribili nove mesi nei quali “La città aperta” fu protagonista di eventi tragicamente memorabili, come l’eccidio delle Fosse Ardeatine, ricostruito da un punto di vista assolutamente inedito.
La trama di “Kaputt mundi” (Sellerio Editore Palermo, 2015) è alquanto complessa, difficile da riassumere, piena come è di rivoli e di divagazioni storiche mescolate con le vicende personali ed umane di Bora, che vive l’amore per la città nella quale visse da bambino, amato e protetto da una ormai anziana nobildonna romana, Donna Maria Ascanio, che anche ora lo accoglie malgrado sia un rappresentante degli odiosi occupanti.
Bora insieme all’ispettore della polizia italiana Sandro Guidi, che aveva conosciuto durante una precedente indagine, deve far luce sulla morte di Magda Reiner, segretaria dell’ambasciata tedesca, uccisa misteriosamente nel suo appartamento romano: vari personaggi, italiani e tedeschi, frequentavano la donna, e malgrado le accurate indagini si stenta a trovare il vero colpevole.
Questo il pretesto che Pastor inventa per raccontarci il clima torbido, confuso, violento che si visse nella Roma occupata in quei mesi terribili. La consapevolezza da parte dei nazisti di essere alla fine del loro strapotere, la ormai imminente vicinanza delle truppe alleate già sbarcate ad Anzio, non impediscono ai “barbari invasori” di continuare a vivere lussuosamente negli alberghi di via Veneto, il Flora e l’Excelsior, dove si cena, si beve, ci si ubriaca, si balla, si festeggia in compagnia di donne italiane compiacenti, mentre a via Tasso si consumano delitti e torture indicibili. La lotta partigiana si manifesta violentemente con attentati, bombe, sabotaggi, fino alla strage di via Rasella, che porterà nella storia di Roma una ferita impossibile da risarcire.
Martin Bora vive tutto questo con sofferenza: è stato ferito gravemente ed ha perso una mano in Russia; aspetta di rivedere la bella ed algida moglie Dikta, che lo raggiunge a Roma solo per comunicargli la sua irrevocabile decisione di chiedere l’annullamento del loro matrimonio; le SS e la Gestapo compiono azioni moralmente insopportabili, guidate da Kappler, Priebke, Sutor con i quali Bora non riesce ad identificarsi, anzi è visto con crescente sospetto dai suoi stessi connazionali.
Dollmann e Kesserling lo proteggono e lo aiutano ad uscire da una situazione pericolosissima, quella in cui si è trovato per aver ucciso una misteriosa spia che denunciava gli ebrei consegnando liste che ne disponevano la deportazione.

Insomma Ben Pastor partendo da fatti noti ce ne dà una ricostruzione molto personale, quella di un ufficiale tedesco sensibile e colto, cattolico praticante, mancato musicista, che si vede costretto a condividere gesta non certo memorabili compiute dalle SS, alle quali tenta di opporsi rischiando la sua stessa vita.
Il salvataggio in extremis del poliziotto Guidi, catturato per sbaglio e già legato sul camion tra i morituri delle Fosse Ardeatine, è una delle pagine più coinvolgenti del romanzo, capaci di darci la misura delle contraddizioni nelle quali si trovarono a vivere alcuni uomini che, pur al servizio del Reich, nutrirono scrupoli morali di fronte alla macelleria nazista e spesso furono puniti con la morte.
La lunga postfazione che la stessa autrice pone alla fine del libro, dal titolo “La lupa nel labirinto”, chiarisce molto bene gli intenti del romanzo, che è permeato da una forte carica simbolica:

“Roma città aperta è in effetti una città chiusa, confinata se non addirittura claustrofobica, un labirinto al cui centro si trova non il Minotauro ma la Lupa, animale mitico e reale, epitome della buona/crudele madre, che difende e divora”

I personaggi storici, cardinali della Curia, Mons. Montini, futuro papa Paolo VI, Herbert Kappler, Dollmann, Malzer, Kesselring, si alternano a personaggi di fantasia, le nobildonne romane, Maria Ascanio e Marina Fonseca, l’americana caritatevole Nora Murphy, l’altera e fredda Dikta, la prostituta romana Pompilia. Una società composita,fatta di gente comune, di vincitori che saranno presto i vinti, piena di paure, di attese, di tradimenti, di delitti atroci, di voglia di sopravvivere, di antica saggezza, di indomita speranza.
Il titolo del romanzo, con quel K e la doppia T, fa il verso al celebre sigillo imperiale che Ben Pastor pone come epigrafe del libro, “Roma caput mundi, regit orbis frena rotondi”, in cui l’omofonia con il termine tedesco sottolinea la commistione tra una cultura classica studiata ed amata, ed una degenerazione dei rapporti che avvenne durante il periodo della dittatura hitleriana, e di cui pagarono tragiche conseguenze non solo i “nemici”.
Roma protagonista della sua storia in una fase tragica, raccontata da chi l’ha conosciuta bene, l’ha vissuta, con amore e un velo di nostalgia

“Piazza San Giovanni era divisa in luci e ombre dai corpi massicci della basilica e dagli edifici annessi. Piccioni speranzosi punteggiavano il cielo sopra il sagrato in cerca di cibo….Enormi apostoli sembravano lì lì per buttarsi dal tetto dell’imponente facciata , ai lati di un titanico Cristo con la croce in spalla”

Malgrado la presenza dei soldati nemici, Roma e la sua storia bimillenaria continuano a sopravvivere, suggeriscono le parole di Ben Pastor.

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