Intelligenze accellerate

 Stando alle descrizioni del futurologo Ray Kurzwell, direttore ingegneristico di Google, il futuro che ci attende sorpasserà le narrazioni fantascientifiche del miglior Asimov.

 

Per darvi un’idea di alcune delle sue previsioni, per il 2030 dovrebbe essere possibile caricare le nostre menti o coscienze nel web dando vita a versioni di noi stessi virtuali, e quindi immortali, anche se sul tema esiste molto dibattito in quanto non è chiaro cosa sia la coscienza e non c’è consenso sull’idea che sia una proprietà emergente del cervello, o – come i proponenti della teoria vorrebbero – di qualsiasi sistema sufficientemente complesso. Anche se così non fosse poco importa, perchè stando a Kurzwell intorno allo stesso periodo saranno disponibili nanomacchine da inserire direttamente nel cervello per interagire con le cellule e creare qualsiasi tipo di realtà percepita, cancellando di fatto quella che ora chiamiamo ‘realtà’.

 

Su questo particolare tema, che può farci pensare al film Matrix, Kurzwell non è certo una voce isolata. Anche Elon Musk, interpellato a proposito di realtà virtuale ha detto che così come saremo in grado di creare realtà virtuali e mondi virtuali quasi indistinguibili dalla realtà, non possiamo determinare che quella che ora chiamiamo realtà non sia anche essa una delle infinite simulazioni. Per dirla con le sue parole ‘c’è una chance su un milione che quella che abitiamo sia la realtà di base’.

 

Del resto se avete provato la realtà virtuale in una delle soluzioni già disponibili al consumatore per alcune centinaia di euro come Playstation o Oculus Rift, forse vi è passato un brivido lungo la schiena. E’ davvero facile perdersi in questo mondo da tanto che è realistico, e questo è solo l’inizio di una tecnologia appena arrivata sul mercato. E allora, tempo dieci anni, certi scenari da fantascienza diventano … inquietanti quanto forse inevitabili realtà’.

 

Sempre secondo Kurzwell il 2045 sarà l’anno della singolarità tecnologica, in cui le macchine saranno così evolute che creeranno il futuro autonomamente, per questo rendendolo imprevedibile da quel momento in poi. La convivenza con gli umani secondo lo scienziato dovrebbe essere pacifica, anzi l’uomo sarebbe a quel punto completamente libero dal lavoro o sistemi economici di sorta, divenendo tuttavia la seconda specie più avanzata sul pianeta, lasciando il posto a macchine in grado di autoprogrammarsi – e forse – di provare emozioni e autocoscienza, se questo sarà funzionale alla loro evoluzione.

 

Ora il punto di vista di Kurzwell è forse uno dei più estremi e può essere un po’ in anticipo sui tempi, ma la portata del progresso è realmente così sconfinata da superare la nostra immaginazione e capacità di proiettarci al futuro. La ragione per cui ci riesce così difficile immaginare scenari di questo tipo, e nasce dunque spontaneo dismetterli come fantasie, è che la nostra mente è programmata a pensare in modo lineare, ossia guardare la crescita passata e proiettarla al futuro.

 

Ma le previsioni di Kurzwell, come di altri esponenti del mondo scientifico e di prestigiosi istituti quali Singularity University, si basano sul concetto di crescita esponenziale. Infatti secondo la legge di Moore, in parole semplici, la capacità di computazione delle macchine raddoppia ogni due anni (mentre il costo si abbatte). Questo rende la crescita esponenziale, con un’accelerazione continua nell’intelligenza artificiale ed automazione tecnologica.

Certo ad oggi tutto questo può sembrare lontano, visto che Siri al massimo ci suggerisce un ristorante o una strada. Ma esistono già sistemi di ‘deep learning’, ossia in grado di apprendere, per funzioni aziendali, come Watson di IBM o DeepMind di Google che già mostrano potenzialità importanti.

 

Se parliamo di intelligenza artificiale, dobbiamo renderci conto che parliamo di una tecnologia già esistente. Così come la realtà virtuale, come le auto senza guidatore, o la stampa in 3D. Solo queste quattro, senza citarne altre come nanotecnologie, hanno la potenzialità – mano a mano che la loro capacità aumenta e il costo si abbatte – di stravolgere la vita sulla faccia della terra, il sistema economico e l’intero tessuto sociale, come mai è accaduto nella storia dell’umanità.

 

E allora, che Kurzwell ci prenda o no, forse più che un problema di se, è solo un problema di quando. Nel frattempo, occorre notare, la politica ci parla di tutt’altro.

 

 

 

 

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