Il Teatro è finito?

teatro Più o meno un mese fa ricevo la telefonata da un mio vecchio amico d’ infanzia.

Rockettaro, ateo di nascita, da circa tre anni ha incontrato la fede, si è convertito e ora è parte della comunità Ciellina reggiana.

MI chiede di tenere un laboratorio gratuito di teatro per la festa dei bambini di CL.

Sulle prime, il demone ateo che mi abita ha un mancamento all’idea di partecipare alla cosa, ma poi penso: i bambini sono bambini, io non ho mai provato ad insegnare, magari è un’ occasione.

Va benissimo, lo faccio volentieri.

Giugno, ore 17.30, una distesa d’erba bruciata, un gazebo bianco e una seggiola rotta. Un pezzo di cartone con scritto a tempera ”Teatro”, che dondola lievemente nell’aria calda.

Numero di bambini iscritti al laboratorio di teatro il primo giorno: 0. La mia depressione è ai massimii storici, sono arrivata piena di idee,di giochi di gruppo, d’ improvvisazioni da proporre e, niente, sono sola, sotto un sole bastardo con le mie idee rimaste teoria.

E oltre al danno, la beffa: tutti gli altri gazebo brulicano di bambini, file interminabili per i laboratori di “Moda”,”Giochi di legno fatti a mano”,”Fai volare i tuo Aquilone”. Persino “Scopri il tuo corpo”, organizzato dalla Croce Rossa, nonostante non si capisca affatto cosa significhi, è affollatissimo. A fine giornata il mio umore è a terra, mi rimetto in macchina e torno a casa sconsolata, odiando il teatro e i bambini.

Secondo giorno, numero d’ iscritti al laboratorio di teatro: 2. Maledizione, sono pochi, troppo pochi. Io saprei cosa far fare a due adulti, ma a due bambini, no. Un maschio e una femmina. Lui esordisce dicendo:”Ciao, io voglio fare IL teatro!”

E quell’ articolo,” IL”, IL TEATRO, sottintende che inconsciamente il bambino non si aspetta qualcosa di casuale, è venuto sotto il mio gazebo con grandi aspettative, vuole conoscere i trucchi del mestiere, vuole l’ispirazione, la magia, il sentimento e la messa in scena più incisiva.

Lei è più concreta e mi chiede il curriculum: di dove sono, dove vivo, dove ho studiato, se l’attrice è davvero il mio mestiere o una passione. La bambina riesce ad indispormi in modo tale che li caccio entrambi, mi passa la voglia di affrontare le mie responsabilità d’ insegnante, non voglio far nascere nessuna passione in loro, meno concorrenza per il futuro, pensa la mia cattiveria.

Di nuovo in macchina verso casa, mi sento un po’ in colpa , forse potevo sforzarmi di farli giocare almeno un po’, erano motivati, in fondo. Ma non ero motivata io, e loro ne hanno pagato le conseguenze.

Terzo ed ultimo giorno di teatro, unisco il mio micro laboratorio a quello di “Musica”, tenuto dal mio amico rockettaro, e la cosa ha un certo successo, abbiamo un numero di bambini accettabile, attirati dalla chitarra come da un flauto magico. I giochi che proponiamo sono semplici, ma divertenti, canti, piccole improvvisazioni teatrali di gruppo, insomma, un successo.

Dopo questi tre giorni realizzo che: il teatro è finito, almeno per le nuove generazioni è così, non è attraente, non è fra le prime scelte; quando invece è considerato, se ne ha un’idea distorta, non obiettiva. Ma, cosa più importante di tutte, il teatro non basta a se stesso, deve essere affiancato da qualcosa, deve essere arricchito al giorno d’oggi, se vuole avere una chance.

Campanello d’allarme interessante, questo laboratorio.

E sicuramente, allontanare i giovani dal teatro, è il mezzo più rapido per condannarlo a morte certa.

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