Il mito del cambiamento

cambiamentoAvete notato quanto ultimamente tutti strombazzino in giro lo slogan “cambiamento”?

Bersani voleva fare il “governo di cambiamento”, senza che nessuno abbia capito il cambiamento a cosa si riferisse,

se non il solito generico contrapporsi a Berlusconi, che aveva governato fino a non tanto prima.

Persino nella mia città, ho notato che il tema di una nota mostra che ricorre annualmente, quest’anno è il cambiamento. In televisione, negli slogan aziendali, nella politica, tutti l’ hanno in bocca.

Peccato che il cambiamento non lo stiamo cavalcando, ma ci ha ampiamente superati e travolti. E’ partito molto prima dei tracolli finanziari, con l’avanzamento tecnologico, mentre noi non stavamo neanche al passo con la banda larga, poi ha continuato a galoppare col boom dei paesi ormai a tutti gli effetti emersi, per proseguire con il patatrac finanziario, senza che in tutto questo l’Italia cambiasse una virgola del proprio modo di vivere.

Oggi, dopo che il cambiamento ci ha quasi spazzati via, noto che siamo approdati alla fase di consapevolezza e quindi siamo agli annunci.

Tuttavia ho l’impressione che chi si riempie tanto la bocca di una parola, poi non voglia davvero praticarla, non sia realmente fermo nel proprio intento. Questa Italia del cambiamento negli slogan mi sa tanto di: “da domani mi metto a dieta!”.

Assomiglia ad una di quelle ragazze che annuncia: “da oggi cambio vita! E’ uno stronzo! Ci ho perso tre anni della mia vita”, e il tutto dura il tempo di un nuovo taglio di capelli più corti e sbarazzini, per poi piangere sullo zerbino dello stesso due notti dopo.

Insomma, gli Italiani sono sempre uguali a loro stessi: cambiare tutto perché nulla cambi.

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