Il merito è avere i genitori giusti – Amelia Fracasso

 “Figli di” che avrebbero sempre le porte aperte, e un lavoro assicurato pur senza lavorare. Insomma la solita storia italiana. L’ultimo polverone è stato sollevato da un servizio de Le Iene. Il deputato Mario Caruso (Democrazia solidale centro democratico) parlando con una stagista senza sapere di essere ripreso ha ammesso di aver formalmente assunto il figlio del sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi per fargli un favore. Fatto sta che l’uomo non si presenterebbe mai al lavoro e lo stipendio, in realtà, gli arriverebbe dal padre. Rossi dal canto suo ha rimesso le deleghe dichiarando però che si tratta di accuse «infondate e lesive» della sua persona e di suo figlio, annunciando azioni legali. Chi vivrà vedrà.

LA DE LUCA DINASTY. In politica il cognome è un passepartout utile per farsi strada senza perdere tempo in gavette inutili. Per esempio in Campania i figli del governatore Vincenzo De Luca hanno seguito le orme paterne. Il primogenito Piero, avvocato, è entrato nella segreteria regionale del Partito democratico. Il fratello Roberto, invece, è diventato super assessore comunale al Bilancio e uomo forte dell’Amministrazione municipale a Salerno, il feudo di famiglia che da una ventina d’anni almeno è saldamente nelle mani di Vincenzo ‘o sceriffo, già sindaco e deputato. E oggi capo indiscusso e indiscutibile di Palazzo Santa Lucia.

Per non parlare poi degli esponenti ed ex esponenti del governo che proprio sull’occupazione dei giovani predicavano bene e razzolavano male. O, meglio, predicavano male e razzolavano ancora peggio. Prima furono i bamboccioni, poi i choosy, gli sfigati e, ancora, i nostalgici della «monotonia» del posto fisso. L’ultimo a dare il suo contributo alla lista di offese governative ai giovani disoccupati, non ancora laureati o desiderosi di un tempo indeterminato che non arriva mai era stato Giuliano Poletti. Il ministro del Lavoro commentando la fuga di 100 mila giovani all’estero, il 19 dicembre 2016 aveva detto in modo sprezzante: «Questo Paese non soffrirà a non averli più tra i piedi». Inutili le scuse per l’espressione un po’ troppo colorita, soprattutto davanti a una disoccupazione giovanile oltre il 30%, alle forme di neo schiavismo e all’aumento della precarietà effetto del Jobs Act.

IL WELFARE COOPERATIVO. Il primogenito di Poletti, invece, è uno di quei giovani (nel senso italico del termine visto che di anni ne ha 42) «non pistola» che hanno deciso di restare in patria. E dire che l’ex sottosegretario Michel Martone lo avrebbe definito uno «sfigato» visto che era sensibilmente fuoricorso («Se non sei ancora laureato a 28 anni, sei uno sfigato», a essere precisi). Chissà poi cosa ne pensa il padre, visto che nel 2015 il ministro cadde in un’altra boutade impopolare sui fuori corso. «Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21», disse agli studenti all’inaugurazione di Job&Orienta. Una giustificazione, però, Poletti jr ce l’ha: in questi anni si è dedicato al lavoro e alla famiglia, ha raccontato al Fatto quotidiano. Già il lavoro. Manuel dirige il settimanale SetteSereQui diffuso tra Faenza, Lugo Ravenna e Cervia. L’editore è la Coop Media Romagna di cui il figlio del ministro è presidente. Il giornale nel 2015 ha ottenuto 190 mila euro di contributi pubblici, 521.598 in tre anni più 82.774 euro nel 2016. Ma lui, ha assicurato, guadagna 1.800 euro al mese. Il solito welfare cooperativo.

 Come si diceva, Poletti non è certo il solo ad avere preso di mira i giovani, salvo poi poter vantare prole sistemata, stipendiata e soddisfatta. E molto probabilmente pure meritevole e talentuosa, ma questo è un altro discorso. Si prenda per esempio l’ex premier Mario Monti che definì monotono il posto fisso. «I giovani devono abituarsi all’idea di non avere più il posto fisso a vita: che monotonia», disse a febbraio 2012. «È bello cambiare e accettare delle sfide». E, infatti, suo figlio Giovanni Monti di lavori ne ha cambiati parecchi, sempre fissi però. L’enfant prodige bocconiano, classe ’73, dopo un po’ di “gavetta” come consulente alla Bain and Co, è passato dalla vicepresidenza di Citigroup a quella di Morgan Stanley. Nel 2009 entrò in Parmalat chiamato dall’allora commissario straordinario Enrico Bondi per occuparsi di business development. Esperienza che finì con dimissioni ctinte di giallo. Presso quali lidi sia approdato Monti jr difficile dirlo oggi, anche perché ai tempi della bufera cancellò il suo profilo da Linkedin. Invece, come ha ricordato Il Giornale, qualcosa in più si sa di Federica Monti, la secondogenita, che ha lavorato presso lo studio Ambrosetti, quelli dell’omonimo forum di Cernobbio. Alla faccia della monotonia, Federica ha pure sposato Antonio Ambrosetti: tutta casa e lavoro, insomma.

I CONSIGLI DI FORNERO. Dai monotoni ai choosy, il passo è breve. Anche Elsa Fornero, che di Monti era ministro del Lavoro, invitò a smettere di cercare un posto a tempo indeterminato. «Il lavoro fisso?», disse, «Un’illusione». Insomma, aggiunse materna, «non bisogna mai essere troppo “choosy” (schizzinosi, ndr), meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale». Sua figlia Silvia Deaglio deve essere stata fortunata. Nata nel 1974, sposata con un dirigente Unicredit, Deaglio è professore associato alla facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Torino, lo stesso in cui insegnano i genitori. Per sconfiggere la monotonia montiana, la professoressa ricoprì anche un ruolo come «responsabile dell’unità di ricerca» della fondazione HuGeF, attiva nel campo della genetica. Un cervello non in fuga il suo. Anche perché, come scrisse il Fq, la fondazione riuscì a ottenere dai ministeri della Salute e della Ricerca «quasi 1 milione di euro in due anni, 500 mila nel 2008, 373.400 e 69 mila nel 2009».

 Ma i tecnici non sono stati gli unici ad aver dispensato consigli (non richiesti) alla popolazione di giovani precari italiani. Nel 2008 pure Silvio Berlusconi propose la sua ricetta. Durante la trasmissione Tg2 Punto di vista, a una ragazza che chiedeva come fosse possibile mettere su famiglia senza un’occupazione stabile rispose: «Da padre il consiglio che le do è quello di ricercarsi il figlio di Berlusconi o di qualcun altro che non avesse di questi problemi. Con il sorriso che ha potrebbe anche permetterselo». Dopo nove anni, il consiglio del Cav resta – purtroppo e al netto delle comprensibili polemiche – l’unico bagliore di realtà. A sua insaputa.

Da: Lettera 43

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