Il libro. Un’eredità di avorio e ambra

“Un libro straordinario”, così scrive Roger Cohen sul “The New York Times”. E lo è davvero questo dettagliato percorso a ritroso sulle vicende di famiglia dei baroni von Ephrussi, tra i più importanti banchieri d’Europa prima della seconda guerra mondiale.

Mi sono deciso a leggerlo attratto dal fatto che il filo conduttore del romanzo ruota intorno ad una collezione di netsuke – sculture giapponesi in avorio o legno, così minuscole da stare nel pugno di una mano- che avevo scoperto in un mio viaggio in Giappone, e di cui ho visto una mostra straordinaria al Poldi Pezzoli di Milano.

E. van de Waal è un discendente di quella famiglia nelle cui mani è finita la collezione di ben 264 “pezzi” di quei ninnoli, attraverso le straordinarie vicissitudini dei suoi antenati lungo le vicende che segnano la storia europea dalla fine 800 ai nostri giorni.

I banchieri Ephrussi sono ebrei di origine russa e le loro fortune iniziano dal loro spostamento da Odessa a Parigi, a Vienna e, passando per Tokio, arrivano a Londra dove il celebre ceramista Waal conserva questa collezione.

L’importanza crescente assunta dai suoi antenati nell’ambito del mondo degli affari, viaggia attraverso le ricchezze accumulate nella seconda metà dell ’800 con i commerci di granaglie, che consentono di avviare -con i lauti profitti- un’attività bancaria a Parigi e poi a Vienna e in mezza Europa.

Nel bel mondo parigino prima e viennese poi, la famiglia ha un suo ruolo non solo negli affari, ma anche nello straordinariamente vivace mondo culturale di Parigi e di Vienna. Nella dettagliata ricostruzione degli eventi che circondano la storia di questa famiglia, compaiono volta a volta amici e conoscenze frequentate quali Proust, Ride, Zola, Monet,Bizet, Schnitzler, Mann…

Con una narrazione precisa e asciutta, l’Autore passa dalla Parigi del caso Dreyfuss, alla prima guerra mondiale,alla caduta dell’impero asburgico, all’avvento del nazismo alla seconda guerra mondiale e al dopoguerra, raccontando il tutto attraverso due linee ben intrecciate: il nascere e il passare della collezione di netsuke attraverso mani, luoghi e loro collo cazione nei sontuosi palazzi degli Ephrussi, o, nel materasso di crine della fedele domestica Anna per salvarli dal saccheggio della Gestapo, da un lato. Dall’altro la storia di splendori e miserie di questi ebrei prima baciati dalla fortuna e poi sprofondati nei lutti e nella povertà.

Waal scrive di tutto questo tratteggiando ogni singolo componente della famiglia, attraverso un’attenzione psicologica alle diversità caratteriali di ognuno di loro, legandole ai vari destini che ciascuno dovrà affrontare nella vita. Lo fa con una accattivante capacità di eludere i trabocchetti del sentimentalismo o del giudizio morale.

Solo con gli inizi della persecuzione degli ebrei che raggiunge Vienna e di cui gli Ephrussi subiranno le peggiori conseguenze, la sua penna si fa dura, pur mantenendosi strettamente ai fatti che racconta e che sono il frutto di una estenuante ricerca di documenti, indizi, ricordi che riesce a recuperare nel corso di anni di certosina ricerca; mai ,tuttavia staccandosi dal rapporto che gli eventi hanno con i personaggi del libro e con la collezione di netsuke. Credo che la bellezza ed il fascino del libro consistano proprio in questo. Il lettore, lontanissimo oggi da quelle atmosfere, da quel mondo di ricchi nobili privilegiati, da quegli oggetti d’arte di cui non ha nessuna esperienza nella nostra storia culturale, viene immerso sin dall’inizio in quelle vicende, in quei personaggi, con una identificazione che li fa trepidare per sentimenti appena accennati, segreti mai rivelati, debolezze umane, ordine e disordine, pietà e furore.

E alla fine, si resta con il sapore di un rinnovato amore per l’arte, per la letteratura, per la musica, come unico conforto alle tragedie che , come un violento temporale estivo, irrompono nelle nostre vite.

“ I netsuke -scrive Waal- sono minuscoli e duri. Difficili da scalfire o da rompere, fatti per essere sballottati a destra e a manca…sono compatti, ripiegati su se stessi: un cervo che ritrae le zampe sotto il corpo; il bottaio accucciato all’interno del barile che sta realizzando; i topi accalcati intorno alla nocciola. O, il mio preferito, il monaco addormentato sulla ciotola per le offerte, racchiuso dal profilo continuo della schiena…”

Un’eredità di avorio e ambra di Edmund de Waal; ed. Bollati Boringhieri, euro 18

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