I giorni del massacro

i-giorni-del-massacro-itri-1911-la-camorra-co-L-Axizt5Gian Antonio Stella, giornalista del “Corriere della Sera, noto per il suo libro “La casta”, ha scritto una bella prefazione al saggio di Antonio Budruni che, con certosino lavoro di ricostruzione, riporta -anzi, porta- alla conoscenza di noi tutti, un incredibile fatto storico dei primi anni del ‘900, avvenuto nell’Italia giolittiana.

Di più; venutone a conoscenza, tramite l’autore, Stella ne ha fatto un corposo servizio sulle pagine culturali del suo giornale. Al titolo del libro “I giorni del massacro” segue un sottotitolo “Itri 1911: la camorra contro gli operai sardi” che ne anticipa il contenuto.

Noi italiani siamo stati abituati ad una nutrita letteratura intorno alle dolorose vicende che hanno accompagnato la nostra grande emigrazione nel mondo, e alle forme di un razzismo difficile da sopportare che hanno affiancato -sia in Europa che nelle Americhe- le loro storie.

Emigrazione che a cavallo del secolo proveniva prevalentemente dal Nord d’Italia. Vicende che non sarebbe male ripercorrere per “guardare avanti, senza dimenticare” secondo un giusto messaggio di Giorgio Napolitano.

Ma in questo prezioso lavoro di Budruni, si parla di ben altro!

Si parla di un folto esodo di sardi che, spinti da una occasione di lavoro, si insediano lungo l’asse che da Roma a Napoli sta costruendo la linea ferroviaria direttissima che collegherà le due città: italiani, dunque, che si spostano da una regione all’altra del Paese, inseguendo occasioni di lavoro che non trovano nella loro terra. Una parte di essi, si insedia nel paesino di Itri, un bel borgo campano vicino a Fondi (che passerà poi alla regione Lazio).

Succede che i sardi vengono sottopagati per il loro lavoro (niente di nuovo sotto il sole!) e tentano di protestare per le misere condizioni in cui sono costretti a vivere e per questo trattamento discriminatorio. Ricordiamo che fu in Sardegna – agli inizi del secolo,- che nacquero i primi moti operai con i minatori di Buggerru, restati, nella storia martoriata del movimento operaio italiano, come un esempio di organizzazione delle lotte per i diritti sul lavoro. E’ anche da ricordare, come fa l’autore, che in Sardegna, non esisteva un sistema semi feudale di relazioni tra plebe e proprietari che ha caratterizzato il meridione italiano, e di cui c’ e anche ancora traccia nel fenomeno del caporalato e nelle forme di criminalità organizzata che si chiamano ora camorra, ora mafia, ora ndrangheta.

Queste notazioni storiche sono importanti per capire meglio i fatti terribili che accaddero in quel lontano 1911 a Itri. Budruni li ricostruisce con la scrupolosa cura del ricercatore appassionato, fornendoci tutti gli elementi di giudizio necessari per coglierne l’efferatezza. Un caldo giorno di luglio avvenne un massacro dei poveri sardi che abitavano a Itri e dintorni da parte della popolazione locale, per cause che in un primo momento trovarono concordi rappresentanti delle istituzioni e giornali locali e nazionali: i sardi avevano provocato gli incidenti; erano malvisti dagli abitanti per le loro continue lamentele, e anche perché, si diceva, erano disonesti, ladri e quanto di peggio si potesse dire di loro.

L’autore, attraverso un’esaustiva documentazione, riporta tutti gli atti, le testimonianze, gli articoli dei giornali dell’epoca, le relazioni delle autorità e delle forze dell’ordine coinvolti nei fatti e, procede, seguendo l’itinerario difficile e contorto della ricerca della verità, a ricostruire una vicenda rimasta oscura, e messa nell’ombra per interessi convergenti o contrastanti (non ultimo il ritegno e il pudore delle vittime stesse, rimpatriate con disonore nell’isola).

Da tutto il materiale raccolto e dal crescente sdegno che seguì al massacro, mano a mano che si scoprivano le carte truccate di chi questo eccidio aveva voluto, si resero sempre più evidenti i contorni oscuri, i veri moventi di quanto era avvenuto. I sardi in realtà, si erano messi di traverso, con le loro rivendicazioni contrattuali, contro la onnipresente camorra, che gestiva praticamente il sistema con gli appaltatori della costruzione della strada ferrata, e che aveva con le autorità del luogo, forti connivenze, sindaco in testa. Si cominciò un’operazione strisciante di denigrazione degli operai sardi e di qualche loro famigliare che li aveva raggiunti per far crescere tra la popolazione un odio sordo per questi lavoratori così diversi e prepotenti.

Fino ad arrivare ad un diverbio nella piazza del paese sfociato in rissa cui seguì una vera e propria mattanza , che l’autore ci ricostruisce in tutti i suoi dettagli agghiaccianti. Il massacro si rivelò poi, da ricostruzioni meno di parte delle veline emesse dalle autorità, non già una spontanea reazione degli abitanti, ma una manovra preordinata. Furono distribuite persino delle armi. Ci furono morti e i feriti solo tra i sardi, a prova che essi si trovarono inermi, di fronte a tanta violenza Seguirono poi a questi fatti, inchieste su inchieste, interventi di prefetti, di parlamentari, di giornalisti e avvocati coraggiosi e , finalmente un processo.

Le versioni ufficiali dei fatti e la mitologia razziale dei lombrosiani dell’epoca cominciarono ad essere demolite. Ma appena fu possibile, di quel massacro si cercò di cancellare il ricordo e la memoria.

Come giustamente scrive G. A. Stella “…Questo saggio sul massacro di Itri, rimasto per un secolo praticamente ignoto, conferma che per troppo tempo la storia italiana è stata raccontata non tutta intera ma a pezzi. E che via via sono stati nascosti, rimossi, cancellati tanti episodi terribili del nostro percorso nazionale con l’idea stupidissima e offensiva che su certe cose fosse meglio stendere un velo pietoso piuttosto che aprire una salutare, pubblica, onesta discussione”.

Antonio Budruni nasce e vive ad Alghero. Ha scritto vari saggi storici Il libri è edito da Carlo Delfino

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